Delitto di Campo Marzo
Manette a un minorenne
IL DELITTO DEI OTO. La squadra mobile ha individuato e fermato il presunto omicida. Adesso è in carcere a Treviso. Indagini chiuse a tempo di record. Altri quattro stranieri avrebbero preso parte all'aggressione e per tre scatterà l'espulsione
Lo si ripete sempre, le prime 48 ore sono decisive per risolvere un delitto. Poi diventa tutto più difficile e le probabilità di arrestare l'assassino diminuiscono. Alla polizia di tempo ne è servito molto meno. Dopo sei ore cinque sospettati erano già sotto torchio in questura, dopo 24 uno di loro è stato arrestato per omicidio volontario. Sarà interrogato oggi in carcere. Per ora ha detto soltanto di essere tunisino e di avere 17 anni. È il giovane trovato sabato mattina con ferite al volto al collo, quello che diceva di non sapere come se le era procurate e che invece, dopo essere uscito dall'ospedale e scappato dalla comunità per minori nella quale era stato ospitato, secondo gli investigatori avrebbe organizzato la spedizione punitiva a Campo Marzo e colpito Rafik Gherissi, 33 anni e anche lui tunisino. Un'unica pugnalata al fianco che gli è stata fatale: è morto dissanguato pochi minuti dopo. Il delitto è avvenuto nel parco alle 22.50 a poche decine di metri dal luna park, nel pieno della Festa dei Oto. In base a quanto è stato ricostruito dalla squadra mobile, coordinata dal vicequestore Michele Marchese, la vittima, il fratello Soltani Kader di 23 anni e un amico erano seduti su una panchina quando sono arrivati i “rivali”. Cinque, forse sei persone che hanno fatto segno con la mano di avvicinarsi e poi li hanno circondati per evitare che scappassero. È stata tutta questione di un attimo: nessuna rissa, nessun litigio. Sono spuntati i coltelli, Rafik Gherissi si è accasciato a terra, mentre il ragazzo che era con lui è stato ferito ad una gamba. Inutili i soccorsi: il tunisino è morto dissanguato in pochi minuti. All'arrivo della polizia sono stati ascoltati il fratello, il giovane ferito (che aveva tentato di allontanarsi ma è stato trovato subito dopo) e alcuni testimoni. Senza perdere tempo è scattata la caccia all'uomo. Caccia non facile dato che le persone coinvolte sono irregolari, quindi senza una dimora fissa. Tra stranieri, poi, si conoscono tutti, ma solo con soprannomi. La città è stata rastrellata e, in meno di sei ore, sono state portate in questura cinque persone, sospettate di aver preso parte all'aggressione di Campo Marzo. Sono state interrogate una, due, tre volte. Fino a quando ogni tassello è andato a posto e il quadro è stato chiaro. A ventiquattro ore di distanza dal delitto il pm Silvia Golin ha disposto il fermo del minorenne con l'accusa di omicidio volontario e porto abusivo d'armi. Il ragazzo è stato portato al carcere di Treviso e oggi sarà interrogato dal giudice. Gli altri quattro, che secondo la polizia avrebbero preso parte all'aggressione, rischiano una denuncia. Tre di loro (due tunisini di 18 e 29 anni e un marocchino di 26) sono già stati accompagnati ai Cie, i Centri d'identificazione e di espulsione di Roma e Milano; il quarto, invece, non può essere rimpatriato, dato che è padre di un bimbo che ha la cittadinanza italiana. Il lavoro non è finito: quella sera, forse, c'erano altre due persone, che la squadra mobile sta cercando e che a loro volta potrebbero essere indagate. Il minore, trovato nel garage che dormiva, avrebbe voluto vendicarsi perché qualche ora prima era stato ferito e, secondo la polizia, all'origine degli scontri ci sarebbe lo spaccio di droga. La vittima e il fratello, da poco in Italia, avrebbero insomma tentato di poratre via i clienti agli altri pusher, al “lavoro” da più tempo. A Campo Marzo, dopo il delitto, era stato trovato un coltello che ora sarà analizzato dalla scientifica. È troppo presto per dire se si tratta dell'arma usata per uccidere Gherissi o ferire alla gamba il suo amico. «Campo Marzo, via Napoli e via Gorizia sono state ripulite ormai da tempo e sono ritornate ad essere zone dove si vive bene e dove è possibile passeggiare o fermarsi a parlare senza aver paura. L'episodio accaduto è gravissimo, ma non pregiudica il lavoro compiuto negli ultimi mesi e non vanifica i nostri sforzi». Il questore Angelo Sanna, ieri, ha illustrato i dettagli dell'indagine “lampo” che ha portato all'arresto del giovane minorenne e ad individuare quattro persone (tre delle quali già nei Cie, in vista dell'espulsione) che sarebbero state presenti sabato sera a Campo Marzo e potrebbero avere avuto un ruolo nell'omicidio. «Non è stato perso nemmeno un istante prezioso - ha aggiunto - l'intervento delle volanti e della squadra mobile è stato immediato. Sapevamo di dover agire in fretta perché lo scontro tra gruppi antagonisti avrebbe potuto innescare una lunga serie di episodi di violenza e di vendette». «Non dobbiamo dimenticare - ha concluso - che episodi come quello di Campo Marzo, nel mondo delle criminalità, potranno sempre verificarsi. Siamo molto impegnati sul fronte della prevenzione ma la polizia si occupa anche di repressione. Di quanto accaduto si è discusso molto, forse troppo. Io preferisco “fare” sicurezza che parlare di sicurezza. E ritengo che, in un momento già critico per i cittadini alimentare sterili polemiche vada solo a loro scapito». Sul grave episodio è intervenuto ieri anche il procuratore capo Antonino Cappelleri, che si è complimentato con la polizia e con il pubblico ministero Silvia Golin per la rapidità con cui è stato individuato il presunto responsabile e per l'immediatezza della risposta. «Purtroppo il problema che ha Campo Marzo è analogo a quello delle stazioni ferroviarie di molte altre città - ha precisato -. Il dramma dà prova anche del fatto che questa criminalità dimostra di essere di un livello molto basso, e pertanto causa tragedie come questa». Sul fronte del degrado e dello spaccio di droga, che funesta la zona, Cappelleri ricorda l'impegno della procura e delle forze dell'ordine: «Diamo risposte con gli strumenti che la legge ci consente. Si tratta di episodi spesso di piccolo spaccio, e interveniamo sulla scorta di quanto viene scoperto». Per quanto riguarda il delitto di sabato sera, invece, la procura sta ancora lavorando su due fronti: da un lato accertare l'età del presunto assassino, dall'altra le responsabilità di ciascuno dei magrebini che erano presenti.
Claudia Milani Vicenzi
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1 Luisa T. 11/09/2012 22:14 945 commenti
povera e bellissima Vicenza.... non ti meriti questi fattacci....