Le lacrime di Shin A Lam l'ultimo dei furti olimpici
IL CASO. La spadista sudcoreana derubata di una semifinale per un errore del cronometristaA Londra 1908 una delle finali di boxe fu arbitrata dal padre di uno dei pugili. Poi Dorando Pietri. E l'elenco delle decisioni incriminate è lungo
LONDRA Cose che capitano ai Giochi. Dove anche i furti sono olimpici. Pensate alla sudcoreana Shin A Lam, spadista con un palmarés vuoto come una strada d'agosto. Fino a lunedì pomeriggio quando sale sulla pedana dell'ExCel di Londra per una semifinale che potrebbe regalargli un argento sicuro. E sembra essere proprio così. Ad un secondo dalla fine del tempo, sul 5 pari e con la priorità in suo favore, succede però l'incredibile: tre assalti consecutivi con due stoccate simultanee e l'ultima, invece, piazzata dalla tedesca Brita Heidemann. Come sia stato possibile che in un secondo l'arbitro abbia potuto dare tre volte l'«En gard, pret, allez!» è un mistero. Al punto che attorno alla pedana succede il finimondo, con la povera Lam che si accascia e scoppia a piangere. E quando gli dicono che l'arbitro conferma la stoccata tedesca nonostante l'evidente errore del «time keeper», resta lì, sconsolata, sguardo nel vuoto, rifiutandosi di uscire. Con il pubblico che le regala una standing ovation lunga un'ora. Tanto quanto dura la protesta dell'atleta giunta ad un secondo da un argento sicuro e finita poi con la più indesiderata delle medaglie: quella di legno. A parziale consolazione della Lam c'è il fatto che in oltre un secolo le Olimpiadi hanno regalato furti anche peggiori. A Seul 1988- una delle edizioni più scandalose- il pugile italiano Vincenzo Nardiello fu battuto secondo i giudici nella semifinale dei superwelter dall'idolo di casa Park Si Hun nonostante l'avesse trattato da punching ball per l'intero match. «Ladri» urlò in mondovisione l'allora capodelegazione italiano Mario Pescante, poi costretto dall'etichetta del Comitato olimpico internazionale a insincere scuse. Ladri, ma coerenti: in finale Park Si Hun fu chiaramente battuto dallo statunitense Roy Jones, ma il verdetto dei giudici lo favorì ancora. Paradossalmente le giurie votarono proprio Roy Jones pugile migliore dell'intera edizione. La lista delle malefatte sudcoreane proseguirebbe con puntate extra Giochi: come si può dimenticare l'arbitro Moreno? Ma una segnalazione significativa la merita anche Londra 1908. Quando Dorando Pietri fu squalificato per essere stato aiutato da un giudice a rialzarsi al momento di tagliare il traguardo e la sua storia, rilanciata dall'allora cronista Arthur Conan Doyle, commosse tutto il mondo. Ma soprattutto ci fu un episodio incredibile ancora nel pugilato: il quotato australiano Reginald Baker, in quell'edizione risultato unico medagliato non inglese del ring, fu sconfitto in finale da un certo John Douglas. Proteste inutili e verdetto confermato anche se l'arbitro aveva un cognome stranamente identico a quello del vincitore. In effetti era il padre. In epoca moderna, dopo la storica sconfitta di un punto della squadra di basket Usa contro l'Urss a Monaco '72 con il canestro decisivo di fatto arrivato a gara conclusa, si segnalano le porte strategicamente aperte allo stadio Olimpico nel 1980 per favorire con la brezza moscovita i giavellottisti sovietici. E, al contrario, l'ingiusta decisione a danno dell'eroe di casa Evander Holyfield a Los Angeles 1984, che pure qualche scippo pro atleti Usa lo regalò: il pugile che poi diventò campione del mondo fu squalificato nella semifinale del torneo dei massimi leggeri per un errore ammesso tardivamente dall'arbitro. Holyfield conquistò poi il bronzo, ma fu chiamato dal vincitore del torneo, lo jugoslavo Anton Josipovic, sul gradino più alto del podio. Di magagna in magagna, con citazione d'obbligo per le azzurre della ritmica alle quali fu sottratta una medaglia quattro anni fa dalla lobby russo-cinese nelle giurie della ginnastica, si arriva all'ingiusta squalifica comminata la notte scorsa alla judoka brasiliana Rafaela Silva. Alla quale restano una piccola consolazione e una grande certezza: tra quattro anni i Giochi sono a Rio, qualcun altro piangerà per la nemesi olimpica.











