Campriani sbaglia soltanto un tiro Ma l'argento è suo

CARABINA 10 METRI. Il toscano era dato per favoritissimo: beffato per un errore minimo
Al penultimo colpo fa 9,4 e così viene superato dal romeno Moldoveanu «Adesso finisco gli studi e torno in Italia: speriamo di trovare lavoro»
31/07/2012

ROYAL ARTILLERY BARRACKS Alla fine è sempre una questione di millimetri. Ed anche di testa, sangue freddo e concentrazione assoluta. Tutte cose che nel tiro a segno fanno la differenza. La medaglia d'argento di Niccolò Campriani nella carabina 10 metri arriva grazie a tutti questi ingredienti, mischiati a quella voglia di rivincita che il ragazzo toscano si portava dietro da Pechino 2008. Quattro anni dopo, a Londra 2012, è d'argento dopo un testa a testa emozionante con il romeno Alin George Moldoveanu, risoltosi al penultimo colpo, quando l'azzurro ha fatto solo 9.4. «Volendo quantificare diciamo che ho perso l'oro per due millimetri», spiega. «Ma sono ugualmente felicissimo perché ho riscattato Pechino: con l'Olimpiade avevo un conto in sospeso. E poi sono contento anche per chi ha vinto: Moldoveanu è un bravissimo ragazzo». Ancora più felice sarebbe se la laurea in ingegneria conseguita negli Stati Uniti e il master che sta per terminare lo aiutassero a trovare lavoro in Italia: «Dicono che il nostro non sia un Paese per giovani», spiega il 25enne azzurro. «Io voglio tornare in Italia per lavorare: sarebbe brutto se per trovare un posto dovessi rimanere all'estero». In Cina «Nicco» perse all'ultimo colpo la possibilità di arrivare in finale: anche allora si trattò di «roba di millimetri». E giurò a se stesso che avrebbe riscattato quel momento. Non è stato facile per chi deve sparare a comando ed entro 75 secondi, stando in piedi, dieci colpi singoli verso un bersaglio così piccolo da essere denominato «testa di spillo»: un cerchio di appena 0,5 millimetri. Ma stavolta ha centrato il bersaglio del medagliere ed è salito sul podio dando all'Italia del tiro a segno il suo secondo trofeo di questa Olimpiade, dopo l'argento di Tesconi nella pistola. È quindi una medaglia «graditissima», come sottolinea più volte il ragazzo toscano mentre se la mette prima al collo e poi nella tasca della tuta. Nonostante il suo oro fosse dato per certissimo perfino da «Sport illustrated» in sede di previsioni olimpiche. Peccato per quel 9.4: ovvero un nulla che in questo sport così particolare fa la differenza, insieme al fattore emotivo che ti costringe, come ha fatto Campriani, ad andare dallo psicologo. Nel suo caso in America, da quell'Edward Etzel che nel 1984 sparava anche lui e vinse l'oro olimpico. Grazie ai suoi consigli certi ricordi del passato sono stati scacciati: ora ci sono soltanto nervi saldi e concentrazione assoluta. Come si è visto anche ieri, quando ha rischiato con un 9.7 iniziale di compromettere la sua finale dopo il 599 (su 600!) delle eliminatorie. «Avrei potuto farmi prendere dalla tensione», spiega, «perché in una finale del genere ce la facciamo tutti sotto. Ma per fortuna mi sono rimesso in carreggiata, ho fermato i battiti del cuore e andando in apnea al momento giusto ho cominciato a sparare bene. Se poi ho trovato qualcuno che lo ha fatto meglio di me, pazienza. L'importante è non avere rimpianti, ed io sono secondo in una finale olimpica da cui sono rimasti fuori dalla finale fenomeni come il cinese Zhu, il vero favorito. Non era mica facile gestire la pressione del peso del pronostico e delle previsioni di Sport illustrated che già mi assegnavano l'oro. Per noi la testa vuol dire molto: e per fortuna che intorno a me non c'è un circo mediatico come per Federica Pellegrini». Così l'Italia dei cosiddetti sport minori continua a fare la fortuna azzurra in questa Olimpiade. «E per me non è finita», sottolinea Campriani, «visto che qui ci sono altre due gare in cui posso fare bene e sarebbe assurdo sprecare questa occasione. Intanto spero che il mio esempio possa avvicinare al mio sport qualche ragazzino. Io vedo che otto su dieci di quelli che provano il tiro a segno poi si appassionano: quindi dico loro di provare perché poi c'è sempre tempo per tornare al calcio». Per lui il tiro è stato una scuola di vita, al punto da fargli guadagnare una borsa di studio in America, alla West Virginia University che gli ha permesso di laurearsi in ingegneria con il massimo dei voti. «È stata un'esperienza che mi ha cambiato la vita», confessa. «Anche se mi ha fatto stare lontano dai miei genitori per tre anni e non è stato facile. Per questo dedico loro la mia medaglia. E dopo aver fatto un master qui in Gran Bretagna voglio tornare in Italia. Spero che la mia patria possa dare una chance ad un giovane ingegnere come me. L'Italia non è un Paese per i giovani? Sarebbe triste se fossi costretto a rimanere all'estero». Come dire che forse è più difficile la gara della vita di quella di un'Olimpiade. Quella vita che per «Nicco» cambierà di nuovo visto che lo aspetta un anno di solitudine, lontano dalla fidanzata Petra Zublasing, 23 anni, altoatesina di Bolzano, anche lei azzurra della carabina. Lei, infatti, lo ha seguiito negli Usa e lì resterà per completare gli studi: lui si trasferirà a Sheffield, in Inghilterra, per un master post laurea. Perché un argento olimpico non sempre ti cambia la vita.




commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.