La A ferma, la B no: ecco perché
LO SCIOPERO. Il contratto in discussione sarà ovviamente simile ma non uguale e i tavoli del confronto sono diversiSpiega Bedin, il direttore generale «Non era la nostra trattativa»
Perché i giocatori scioperano in serie A e in serie B no? E perchè tra i club di serie A e l'Aic è rottura e non altrettanto con le società di serie B? Ce lo spiega Paolo Bedin, vicentino, ex dirigente del club biancorosso e oggi direttore generale della Lega di serie B. «Bisogna avere in mente - dice - che la trattativa è cominciata tra la Lega di A e l'Aic, noi come Lega di B abbiamo iniziato a parlarne dopo, è logico che sia la categoria superiore a impostare i termini generali dell'accordo. Di fatto il tavolo di discussione dove si è rotta la trattativa è quello tra la Lega di A e l'Aic e perciò lo sciopero riguarda la categoria maggiore».
Il che non vuol dire che la Lega di B non stia a sua volta trattando. «Ma solo su quei pochi aspetti specifici e particolari che differenzieranno i due contratti, che saranno per il resto gli stessi. Per esempio - spiega ancora Bedin - è chiaro che la diversità di stipendi impone per la B una disciplina diversa rispetto alla A del rapporto tra parte fissa e variabile della retribuzione. E comunque al tavolo parallelo di discussione che abbiamo aperto come Lega di B con l'Aic, i toni sono sempre stati distesi, con la voglia di essere costruttivi. Anche per questo non c'erano i motivi di rottura che sono invece emersi in A. L'eventualità di uno sciopero esteso alla B non è mai stata reale».
Ma se il contratto della A, che dovrà fare da modello anche per la B, non si dovesse firmare, la B che farebbe? «A quel punto dovremmo rivedere un po' le cose, ma sono convinto - conclude Bedin - che dopo questo sciopero, superati i giorni del muro contro muro, prevarrà la volontà di arrivare ad un'intesa». Ed è quel che si augurano anche i tifosi che questo sciopero del calcio proprio non lo digeriscono.
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