Il rosa è un po' sbiadito Ma Rossetto lancia il nuovo polo Breganze

VOLLEY. Il movimento femminile sta vivendo in provincia un periodo tra luci ed ombre
Club in crisi, mancano sponsor e progetti. Ma anche da Montecchio e Bassano arrivano segnali di vitalità
03/08/2011
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Delio Rossetto: è il nuovo direttore tecnico del Breganze femminile

Volley donne, le ragioni di una crisi. Dopo il tramonto del Vicenza, per anni punto di riferimento in massima serie del movimento berico, iniziano a vacillare anche i team di riferimento della provincia. Fa discutere la rinuncia recente del S. Vito alla B2 appena conquistata, per mancanza di atlete e il team potrebbe essere seguito a breve anche da un altro club illustre. Nel passato relativamente recente avevano abbandonato Cavazzale (A2 e B1) e Barbarano (B2 e B1) dopo parabole ascendenti degne di nota.
Allora in questo panorama a tinte fosche il Breganze del direttore tecnico Delio Rossetto rappresenta certo un'eccezione assieme al Bassano femminile che, a dispetto della serie C, ha ingaggiato come supervisore del progetto "rosa" un tecnico di livello mondiale come Atanas Malinov.
Rossetto, cosa sta succendendo nel Vicentino?
«La storia del S. Vito è particolare - spiega l'ex allenatore di Cavazzale (A2) e Vicenza (B1 maschile) - perchè il fatto di non trovare giocatrici di livello dipende anche dagli elevati costi nell'andare a ingaggiarle fuori provincia. Per esempio noi abbiamo 6 vicentine su 12. Il problema comunque è generale e deriva dagli elevati ingaggi che le società hanno accettato in passato di pagare alle atlete. Al momento solo noi a Breganze e il Montecchio, da sempre autosufficiente e solido economicamente, possiamo permetterci certe giocatrici. Poi ci sono altre realtà, come Bassano, che hanno deciso di crescere lavorando sul vivaio. Un progetto giusto coi tempi che corrono ma che richiede tempo e non è semplice».
Perché?
«Perchè a Bassano c'è anche una maschile di livello e servono enormi risorse ed energie per gestire due categorie alte. Ho provato questa esperienza a Vicenza, quando allenavo la B1 maschile ma alla fine le risorse sono dovute confluire nella massima serie femminile. Però auguro di cuore al Bassano di farcela».
Cavazzale e Vicenza due realtà che sono arrivate ai vertici e poi hanno chiuso. Come mai?
«Sono due situazioni completamente differenti. A Cavazzale la situazione economica era solida, Caoduro era un appassionato prima che uno sponsor, ma è rimasto deluso da una gestione - per usare un eufemismo - non all'altezza della situazione e che ha speso male queste risorse. A Vicenza la gestione funzionava perchè di Coviello si può dire tutto ma non che non sapesse fare il suo mestiere. Qui sono mancate nel tempo le risorse economiche che negli anni hanno portato la società a chiudere. Eppure sul giovanile avevano fatto un lavoro straordinario spendendo anche parecchio ma ottenendo grandi risultati. Al momento nel Vicentino nessuno è a quel livello».
Nel sestetto base avete tre atlete passate proprio dal vivaio biancorosso...
«Se escludiamo come sempre Montecchio, che qualcosa di buono ha sempre fatto, tutte le altre società vicentine sono lontane da quei risultati. Noi ci stiamo provando, e anche per questo ho voluto Baraldo come tecnico. A Bassano vogliono cominciare il reclutamento sfruttando giustamente anche il richiamo che ha Malinov».
Cosa serve alle società vicentine?
«Avendone la possibilità servono tecnici preparati a lavorare con i giovani, che sappiano correggere gli errori tecnici, ma non è semplice perchè se le risorse sono poche vanno sempre convogliate nella prima squadra».
E a Breganze?
«Non ci nascondiamo, vogliamo arrivare in serie A in due o tre anni ma dobbiamo crescere tutti, anche i dirigenti. Le premesse mi pare ci siano tutte».

Federico Ballardin