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23 ottobre 2014

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15.09.2010

Sprinter o diesel? Il Vicenza
sceglie il mix per correre

CALCIO SERIE B. Parla il nuovo preparatore atletico dei biancorossi. Ilario Stragliotto: «Abbiamo scelto di lavorare da subito su velocità ma anche potenza e resistenza»

Ilario Stragliotto, 49 anni, è il nuovo preparatore atletico del Vicenza
Ilario Stragliotto, 49 anni, è il nuovo preparatore atletico del Vicenza
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Vicenza. La preparazione fisico-atletica è ormai nel calcio una componente fondamentale, insomma non basta saper giocare bene il pallone bisogna anche avere i giusti requisiti atletici per poter disputare un buon campionato. Da quest'anno preparatore atletico del Vicenza è Ilario Stragliotto uno che conosce già l'ambiente per essere stato preparatore della Primavera biancorossa nel 2002-2003 quando la allenava l'ex Mimmo Di Carlo, allenatore che poi ha seguito a Mantova dove è rimasto per ben cinque anni.
«È stato un ritorno gradito - ci dice subito Stragliotto - perchè ho trovato persone serie e competenti a partire dal presidente Cassingena».
Da quando era stato preparatore della Primavera sono cambiate molte cose.
«Eh sì, adesso c'è un centro sportivo bellissimo come quello di Isola, ovvio che lavorare in queste condizioni rende tutto più semplice, perchè ci sono gli spazi giusti e tutto quanto serve per seguire al meglio i giocatori».
Nel 2002-2003 in quella Primavera c'erano Luca Rigoni e pure Julio Gonzalez.
«Beh Julio era aggregato alla prima squadra, con noi veniva quando c'era qualche partita impegnativa, un ragazzo umile con tanta voglia di far vedere che meritava di giocare in B, poi il destino gli si è girato contro, ma anche nel dramma ha dimostrato il grande carattere che aveva. Di Luca ricordo che era sempre contento quando giocava, si vedeva che aveva capacità per fare strada e così è stato».
Veniamo al presente. La rosa da gestire è abbastanza ampia, questo complica il lavoro che dovete svolgere?
«Non direi, ma questo perchè siamo uno staff assai unito. Il tecnico Maran coordina tutto, con lui c'è Beghetto, poi ci sono io e Ranzato che segue in modo particolare il recupero dei giocatori, infine c'è Biato, preparatore dei portieri. Noi abbiamo una regola: ogni giocatore deve essere seguito al meglio anche se gioca poco o è infortunato».
Sabato scorso contro il Livorno, nel secondo tempo, i biancorossi sono sembrati molto affaticati.
«Intanto in queste prime gare siamo riusciti a tenere testa sempre ai nostri avversari, poi non c'è dubbio che sabato i ragazzi siano rientrati a fine partita stremati, ma non dimentichiamo che faceva molto caldo e poi dipende pure da come gioca l'avversario».
Ci sono due scuole di pensiero tra i preparatore atletici: chi punta ad una partenza veloce e chi preferisce un avvio sotto tono per avere più energie in primavera. Lei a quale appartiene?
«A nessuna delle due, perchè è ovvio che piace essere subito belli e pimpanti, ma poi bisogna riuscire ad esserlo fino alla fine. La scelta nostra è dunque di lavorare da subito sia sulla velocità che sulla potenza e sulla resistenza, l'obiettivo è far crescere i giocatori in modo equilibrato sotto tutti e tre questi aspetti».
E questo obiettivo come si raggiunge?
«Attraverso una preparazione molto accurata anche a livello individuale, perchè ogni giocatore ha caratteristiche diverse e ogni ruolo ha necessità differenti. E poi ogni giocatore ha alle spalle una sua storia, fatta di infortuni e problematiche varie e anche questo va tenuto in considerazione, sotto tale aspetto siamo molto aiutati dallo staff medico-sanitario».
E il Vicenza oggi a che livello è delle sue possibilità fisico-atletiche?
«Di sicuro non siamo inferiori alle altre squadre, ovvio bisogna come sempre migliorarsi».
Quando a squadra corre poco si dice, forse in modo semplicistico, che non ha gambe, insomma che non ha tenuta atletica.
«Appunto non è così semplice, la condizione fisica non è solo correre, ma saper correre in base alle esigenze tecnico-tattiche che sono diverse da gara a gara e a seconda dell'avversario».
Ma è più importante l'aspetto fisico o invece quello psicologico?
«Uno richiama l'altro, ovvio io bado di più a quello fisico».
Ottobre sarà un mese ad alto stress, gare infrasettimanali e pure quella di Coppa Italia con l'Ascoli.
«Si dovrà fare molta attenzione allo sforzo prodotto da ogni giocatore, di sicuro il principale compito per quanto mi riguarda è il recupero delle fibre muscolari attraverso anche un'adeguata alimentazione e il giusto riposo».
Parliamo di alcuni giocatori? È sotto gli occhi di tutti che Gavazzi e Di Matteo sono i motorini della squadra sulle fasce, per loro un enorme dispendio di energie.
«È ovvio che alcuni ruoli richiedono un maggiore impegno fisico, ma credetemi, corrono tanto anche Soligo e Botta, certo si nota di più la fatica degli esterni perchè loro vanno su e giù per la fascia. Molto chilometri li fanno pure Martinelli e Bastrini, gli esterni della difesa».
E questi giocatori hanno bisogno di un recupero particolare?
«No, piuttosto direi specifico, ma proprio per questo dividiamo i ragazzi in gruppi e all'interno del gruppo è pure previsto un recupero individuale».
Da subito occhi puntati sul giovane Baclet, attaccante che ha senza dubbio qualità tecniche importanti, ma a volte pare avere delle pause.
«Forse perchè ha movenze molto coordinate, è molto elastico ed è molto veloce, basta notare le finte e controfinte che riesce a fare, certo come tutti può migliorare».
Zanchi come sta?
«Bene ha già ricominciato ad allenarsi col gruppo, credo proprio che dovrebbe farcela già per la prossima gara ad essere disponibile, poi ovvio decide l'allenatore chi far giocare».
Serie B: campionato lungo e stressante, c'è chi auspica una riduzione delle squadre, lei cosa ne pensa?
«Oggi il recupero fisico e psicologico è maggiore rispetto ad anni fa, per me non è dunque tanto la lunghezza del campionato ad incidere, caso mai i periodi in cui ci sono più partite ravvicinate, perchè queste sì possono aumentare la percentuale degli infortuni».

Alberta Mantovani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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