Il senatore Albiero stavolta abdica addio Marcialonga
IL PERSONAGGIO. Alpinista e sciatore, a 85 anni saluta la granfondoDomenica sarebbe stato il secondo più anziano tra i veterani al via, dopo 36 edizioni consecutive. Invece il medico ha detto stop. Ma restano i suoi record
Luisa Dissegna
MONTECCHIO MAGGIORE
L'esercito dei fondisti amanti dello stile classico perde un'altra delle sue leggende, un altro dei suoi "senatori". Alla 37a edizione della Marcialoga, in programma domenica in Valle di Fiemme e Fassa, Giacomo Albiero non ci sarà. Lo sciatore castellano, 85 anni da compiere il 2 aprile, ha appeso gli sci al chiodo a causa di un intervento di protesi al ginocchio, subito la scorsa estate, dicendo così addio dopo 36 anni alla sfida sportiva più accesa della neve da fondo italiana, al pari della mitica svedese Vasaloppet.
Domenica sarebbe stato lui il secondo sciatore più anziano a scendere in pista tra i "vikinghi" del Trentino. Invece Albiero si accontenterà di guardare la gara in tivù. «È la prima volta che succede in 36 anni. Sarà un'esperienza del tutto nuova guardare la Marcialonga alla televisione. Sicuramente meno faticosa. Se stessi bene, però, non sarei di certo mancato all'appuntamento» sorride. Poi aggiunge: «Saltare la gara così mi costa molto: so che questo è un addio definitivo».
Il "senatore" Albiero è uno che comunque sa prendere la vita con filosofia. Il suo segreto è sempre stato quello di «non voler strafare». Di riconoscere i propri limiti: di uomo e di atleta.
«Certo che mi dispiace non esserci con i miei sci sulla griglia di partenza domenica. I dottori me l'hanno impedito. Ma se non si può più fare la Marcialonga nessun rimpianto. La mia condizione non me lo permette e così sarebbe assurdo andarci».
I "senatori" nell'edizione dello scorso anno furono 22. Nel 2010 due sono stati i ritiri, tra cui quello dello sciatore castellano. Soltanto due volte, prima d'ora, Albiero era rimasto forzatamente "a terra" dagli sci alla Marcialonga. «Nei due anni in cui la gara fu annullata perchè non era nevicato». Per il resto la sua storia di fondista si lega a quella della competizione trentina.
Giacomo Albiero è uno che ama la montagna. Per lui la natura è vita. Nella sua casa, sulle pendici dei colli che salgono ai Castelli di Montecchio, la montagna è ovunque. Ritratta nelle foto che testimoniano le vie dove ha arrampicato e le innumerevoli gare di sci. Nei sassi, nelle rocce, nei fossili raccolti, nelle selci con cui si diletta a costruire attrezzi preistorici. Nei libri.
Ma la sua passione vera vive nei ricordi. Quelli che può raccontare con l'esperienza e l'onore di Accademico del Cai. Ha cominciato fin da giovanissimo, dietro casa, arrampicando per gioco sul Monte Nero con i calzoni corti. «Da lassù guardavo le montagne e cercavo d'immaginare cosa ci fosse oltre». Poi, l'amore per gli sport d'alta quota l'ha portato a scalare in solitaria numerose vette in tutto il mondo: dal Perù all'India, dal Pakistan al Sudamerica. «Sono iscritto al Cai dal 1945. Non so neppure quante arrampicate ho fatto. Se le avessi annotate avrei riempito fogli su fogli - racconta -. Ho arrampicato vie estreme di settimo grado assieme a Renato Casarotto, un caro grande amico indimenticato. Ho aperto nuove vie con lui e con Franco Perlotto. Sono stato in Nepal due volte. L'Annapurna l'ho sfiorata a 200 metri dalla vetta».
Ad Albiero, tuttavia, il suo primato non lo potrà più togliere nessuno: oltre 2.500 chilometri percorsi sugli sci alla Marcialonga in 36 anni.
