Clima, Venezia capitale della ricerca

IL SUMMIT. È iniziato un vertice con 200 ricercatori che durerà sino a venerdì. L'obiettivo: studiare le modalità per frenare il rialzo della temperatura nel pianeta
Avrà sede alla Fondazione Cini un Centro di livello mondiale in cui lavoreranno 100 esperti internazionali
14/07/2009
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L'isola di San Giorgio: qui nascerà il centro di ricerca sul clima

VENEZIA
Avrà sede a Venezia, e precisamente alla Fondazione Cini, sull'isola di San Giorgio Maggiore, un centro di ricerca sui cambiamenti climatici dove lavoreranno a tempo pieno cento esperti di tutto il mondo. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, presentando il summit di 200 scienziati che fino a venerdì saranno riuniti per mettere le basi del quinto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici dell'Ipcc (Panel intergovernativo dell'Onu). Sarà, ha spiegato Carlo Carraro, vicepresidente del terzo gruppo di lavoro Ipcc «il più grosso centro al mondo per la lotta ai cambiamenti climatici».
Il summit di Venezia è stato finanziato dal ministero dell'Ambiente e realizzato in collaborazione con il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), la Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem) e l'International Center on Climate Governace (iniziativa congiunta Feem e Fondazione Giorgio Cimi).
Il primo volume del quinto Rapporto Ipcc vedrà la luce nel 2013, il secondo e terzo volume più il rapporto di sintesi nel 2014.
Merito dell'organizzazione del summit a Venezia va a Carlo Carraro, economista da poco eletto rettore a Ca' Foscari, ma da vent'anni studioso dei problemi del clima. Carraro è l'unico rappresentanto italiano dell'Ipcc ed è il direttore della Fondazione Enrico Mattei dell'Eni.
Proprio Carraro, vicepresidente del terzo gruppo di lavoro dell'Ipcc, è intervenuto sull'argomento centrale del summit: il G8 dell'Aquila ha indicato in dieci anni il tempo necessario per fermare a 2 gradi la soglia di aumento della temperatura. «Con un accordo globale questo si potrebbe fare ma è probabile che tale limite venga superato e allora ci dovremo adattare».
«Le possibilità di fermare l'aumento a 2 gradi - ha spiegato Carraro - sono limitate. Serve un accordo e gli Stati Uniti a Copenaghen devono arrivare con la legge anti-Co2 approvata anche dal Senato», oltre che dal Congresso.
Lo scenario, comunque vada, parla di una temperatura in aumento di 2,2-2,3 gradi. La soglia dei 2 gradi però è fondamentale in quanto oltre questa soglia aumenteranno siccità, fame, estinzione di specie vegetali e animali con la perdita di biodiversità, catastrofi ambientali.
Se poi la temperatura dovesse salire di oltre 3 gradi tra i 2 e i 3 miliardi di persone saranno colpite dalla siccità, in Europa meridionale la disponibilità d'acqua sarebbe ridotta fino a un terzo, ci sarebbe una notevole diminuzione della produzione dei cereali alle basse latitudini, una pressione enorme sui servizi sanitari, e più rischio di estinzione di specie a livello planetario. Da qui il lavoro degli scienziati riuniti a Venezia. «L'obiettivo - ha detto Riccardo Valentini, Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici/Università della Tuscia - è ridurre le incertezze nelle nostre previsioni e raffinarle con una regionalizzazione più locale». VENEZIA. Tempi di trombe d'aria, di sbalzi di temperatura e di nubifragi sempre più frequenti e potenti.
Il Mediterraneo è una tra le aree più sensibili ai cambiamenti climatici. «Ci ricordiamo un clima più stabile - ha detto ieri a Venezia il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - invece abbiamo la sensazione di vivere in un clima tropicale. Tutto questo va studiato. Quella del clima è una sfida globale che prevede responsabilità comuni ma differenziate».
«Il quinto rapporto Ipcc è molto atteso - ha detto Prestigiacomo - in vista della conferenza Onu di Copenaghen a dicembre. Per i governi è essenziale la parola univoca della scienza».
Per quanto riguarda l'accordo globale sul clima il ministro ha sottolineato che si colloca «nel contesto di un nuovo ordine mondiale dell'economia, aperta, sostenibile e giusta come indicato dalla dichiarazione dell'Aquila». Venezia quindi «crocevia tra l'urgenza delle decisioni da prendere e le incertezze scientifiche».
Il lavoro preparatorio per il quinto rapporto Ipcc «sarà forse più importante del rapporto stesso perchè - ha sottolineato il ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo - già tra tra il 2010 e il 2012 i governi e le nazioni unite avranno bisogno di indicazioni scientifiche e valutazioni aggiornate».
Secondo il ministro «dobbiamo evitare di ripetere l'errore del Protocollo di Kyoto che ha indicato obiettivi di riduzione delle emissioni senza definire le misure globali e condivise necessarie per raggiungere gli obiettivi». Il ministro ha quindi sottolineato l'importanza del Mediterraneo: «Siamo impegnati anche a dare rilievo alle previsioni e valutazioni sui cambiamenti climatici nel Mediterraneo, area particolarmente sensibile e frontiera meteorologica più vulnerabile di altre».