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30 agosto 2014

Veneto

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04.02.2012

Piero Erle VENEZIA Il governo Monti “boccia” lo Statuto del Veneto. Il comunicato uf

L'intervento di Carlo Alberto Tesserin (Pdl) al voto finale dello Statuto del Veneto
L'intervento di Carlo Alberto Tesserin (Pdl) al voto finale dello Statuto del Veneto
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Piero Erle VENEZIA Il governo Monti “boccia” lo Statuto del Veneto. Il comunicato ufficiale dice che ieri il Consiglio dei ministri «su proposta del ministro Gnudi ha esaminato talune leggi regionali», ma nel primo pomeriggio in Regione avevano già saputo la risposta: il governo ha impugnato il testo dello Statuto della Regione approvato all'unanimità dal Consiglio veneto, per il secondo e definitivo voto, l'11 gennaio. Non solo: è stata impugnata anche la nuova legge elettorale veneta. TESSERIN: «INCREDIBILE». A dare la notizia assieme sono stati Carlo Alberto Tesserin (Pdl) e Sergio Reolon (Pd), presidente e vice della commissione “Statuto”. «È incredibile: il comma dell'articolo sull'autonomia finanziaria del Veneto - spiega Tesserin - è preso di sana pianta dalla legge nazionale sul federalismo fiscale. Per questo è incomprensibile: di fatto vuol dire che il federalismo non lo vogliono fare». Sempre secondo le indiscrezioni, a puntare i piedi contro il Veneto sarebbe stato il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, già direttore generale del ministero. Anche sulla legge elettorale Tesserin ha da ridire: la legge nazionale fissa 50 consiglieri per il Veneto «ma il criterio di uno ogni 100 mila è il più virtuoso di tutte le Regioni d'Italia, eccetto la Lombardia. Hanno voluto impugnare il nostro Statuto: un segnale al Veneto, mi pare chiaro. Adesso rischiamo di perdere due anni davanti alla Corte costituzionale». PDL: «PRONTI A MARCIARE SU ROMA». Ancora più decisi Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo, capogruppo e vice del Pdl: «Siamo pronti a marciare su Roma. Questa impugnazione è una sberla per tutti i veneti, l'ennesima prevaricazione. Dobbiamo reagire con forza e determinazione tutti insieme. Ricordiamo che questo Statuto è arrivato dopo 10 anni di confronto ed è stato votato all'unanimità, fatto che non ha avuto precedenti in Italia. Quella di oggi per il Veneto è una giornata triste perché racconta l'ennesima sopraffazione da parte di Roma, percepita sempre più lontana e distante. Chiediamo alle forze politiche che a Venezia hanno sostenuto lo Statuto di farsi sentire nei palazzi romani, altrimenti il Governo dei professori si prepari a un'ondata di malcontento senza precedenti». LEGA: «GOVERNO CENTRALISTA E ANTIFEDERALISTA». «Da un Governo che in 3 mesi si è dimostrato a più riprese centralista ed antifederalista, era logico attendersi che fosse toccato un punto dello Statuto che fa perno proprio sulle “specifiche esigenze del Veneto”. Oggi l'unanimità e la trasversalità con cui il Consiglio regionale ha votato la Carta sono svilite ed umiliate», attacca il capogruppo Federico Caner della Lega. E l'assessore leghista Roberto Ciambetti ci vede «la conferma di una politica di un centralismo-burocratico che contraddistingue questo esecutivo scarsamente democratico e ben poco propenso al confronto dialettico con i partiti», mentre il sen. Federico Bricolo parla di «decisione inaccettabile». PUPPATO (PD) FUORI DAL CORO «Il Veneto sta impugnando tutto quello che ha messo in campo il Governo e quindi dovevamo aspettarci una particolare attenzione verso chi si considera all'opposizione del Governo nazionale. Insomma, chi la fa l'aspetti», dice invece Laura Puppato capogruppo Pd. ZORZATO (PDL): «ORA PRESSIONI SU ROMA». Il vicepresidente Marino Zorzato (Pdl) sottolinea che quell'articolo impugnato «è l'applicazione pratica del federalismo in terra veneta», quindi «significa che da parte di questo Governo c'è una preclusione all'applicazione del federalismo. Mi attiverò perché tutti i miei colleghi di partito a Roma facciano pressione sul Governo: non abbiamo nessuna intenzione di fare alcun passo indietro». RUFFATO: «NON VORREI FOSSE UN DISPETTO A ZAIA». Anche il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato si meraviglia della decisione del Governo: «Siamo convinti che la norma da noi prevista è in perfetta sintonia con la legge sul federalismo fiscale approvata nel 2009. Non vorrei che si trattasse di un piccolo dispetto nei confronti di una Regione guidata dall'esponente di un partito che non solo non appoggia il Governo, ma lo osteggia in modo molto deciso, talora persino plateale. Se così fosse non sarebbe una scelta encomiabile. Attenzione però a non prestare noi il fianco, con dichiarazioni e comportamenti che rischiano di apparire talora più provocatori che di sostanza, ad un rapporto conflittuale con lo Stato, perché così facendo non faremmo sicuramente il bene del Veneto. Ovviamente controimpugneremo: sono certo che la Corte ci darà ragione. Mi dispiace solo che ciò ritarderà l'entrata in vigore di una legge importantissima per il buon funzionamento della Regione e per l'interesse dei cittadini». IL GOVERNATORE REPLICA A ROMA E A RUFFATO. «Il segnale che arriva da questo provvedimento del Governo pone la questione centrale di come Roma, sempre più ancorata a una brutale logica centralista, continui a disattendere ogni legittima aspirazione dei nostri territori. Impugnare il nostro Statuto esalta i centralisti di Roma e continua a trattare il Veneto e il nord come periferia dell'impero», è il commento diffuso in tardo pomeriggio dal governatore Luca Zaia. Che poi si rifà sentire e e completa la polemica casalinga. Si dice «dispiaciuto» per le parole di Ruffato: «Come si sa c'è un gioco al quale partecipano molti in Italia ed è quello di tirarsi indietro quando la sfida si fa dura. Se la vittoria ha tanti padri, la sconfitta è quasi sempre orfana; ne prendiamo atto un'altra volta».

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