Roma si prende la cassa di tutti «È utile». «Follia»
PESANTE NORMA. «Il Veneto perde 6 milioni». «Ma lo Stato si cura»Stradiotto: «Così si può pagare davvero i fornitori» Ciambetti: «No, ci rimettiamo soldi e si frena tutto»
Piero Erle VENEZIA-ROMA Il colpo è di quelli pesanti. C'è chi dice (come il quotidiano “IlSole24Ore”) che si tratta di 8,6 miliardi di euro che “prenderanno il volo” da banche disseminate un po' in tutta Italia per finire dentro la grande cassa romana dello Stato italiano, altrimenti detta “tesoreria unica”. Già entro febbraio metà della cifra dovrà essere trasferita a Roma. C'è chi dice (la Regione) che questo gruzzolo è ben più alto, 20-25 miliardi: «Un disastro, solo di interessi Venezia ci perde 6 milioni di euro». E si apre un duro confronto politico sulle scelte del governo tecnico. STRADIOTTO (PD): «COSÌ SI SBLOCCANO PAGAMENTI». Il sen. Marco Stradiotto (Pd) non ci sta a bocciare la decisione del governo Monti. Se il malato sta male “al cuore” e c'è bisogno di sangue, è un po' la sua tesi, è inutile lamentarsi perché si va a “rastrellare” sacche di sangue che vengono tenute ferme in giro per altre esigenze: meglio utilizzarle per evitare il decesso, perché tanto se no si perdono anche tutto l'organismo. «La tesoreria unica serve - sostiene Stradiotto - a risolvere il guaio di circa 60 miliardi di euro di ritardati pagamenti, accumulati prima del governo Monti, che al momento sono di fatto tenuti “sotto il tappeto”. La verità è che Regioni e Comuni hanno soldi “liquidi” in cassa, ma sono comunque bloccati dal Patto di stabilità. Il governo quindi va a prendersi quella liquidità e la porta tutta in Tesoreria nazionale «per sbloccare 8,6 miliardi di ritardati pagamenti, senza dover emettere nuovi titoli di Stato». Stradiotto sa benissimo che significa togliere agli enti locali la possibilità di fare qualche operazione finanziaria con le loro singole tesorerie attuali, riuscendo magari a guadagnare qualche euro con la sottoscrizione di “pronti contro termine” o altro. Peraltro ci sono enti che hanno scelto la loro tesoreria locale, con tanto di gara, e hanno ottenuto dalla banca vincitrice un tasso di interesse ben più alto di quell'1% che paga invece la Tesoreria nazionale. «D'accordo, c'è un possibile mancato introito per gli enti locali. Ma io chiedo: ha senso avere enti locali che guadagnano circa il 2% mentre il Governo deve vendere titoli a 5-6% di interessi, rischiando pure di far alzare lo spread e quindi gli stessi interessi? Così non ci perde il sistema pubblico intero? Da parte mia - conclude Stradiotto credo che gli enti locali e la Lega dovrebbero capire che siamo di fronte a una mossa straordinaria (il decreto legge prevede che duri fino a fine 2014) e dovrebbero chiedere al governo invece di avere in cambio, con questa partita da 8,6 miliardi, un effettivo allentamento del patto di stabilità anche a loro vantaggio». CIAMBETTI: «MACCHÉ, È UN DANNO ENORME». Roberto Ciambetti (Lega), assessore al bilancio del Veneto, è di parere opposto. Ha già calcolato che, con la sola riduzione dal 2% di interesse che oggi la Regione ha con la sua tesoreria all'1% di quella nazionale, il Veneto ci rimette 6 milioni. E contesta pure la cifra degli 8,6 miliardi: «Abbiamo fatto un calcolo con i parlamentari della Lega. Solo di bolli auto di sicuro c'è una cifra di circa 6 miliardi di euro che dalle tesorerie delle Regioni andrà a quella di Roma. Se si sommano tute le altre, anche di Province e Comuni, si va a 15-20, forse 25 miliardi di euro». Ma quello che Ciambetti contesta è proprio l'effetto “pagamenti”: «Basta chiedere ad esempio all'Ance cosa succedeva negli anni '80 (vedi a lato) con la tesoreria unica: tutti gli ordini di pagamento di tutti gli enti locali finiscono lì, e quindi poi c'è da attendere anche mesi prima che si facciano davvero. Altro che sblocco: finirà che sui pagamenti alle aziende si crea una situazione molto peggiore di quella attuale, anche per i fornitori. E poi va detto chiaro: i Comuni e le Regioni che trasferiscono soldi alla tesoreria di Roma, perché hanno soldi in cassa, sono ancora una volta soprattutto quelli del Nord, e non quelli del Sud».
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