Tutte le Regioni: no all'Imu agricola

SUMMIT A ROMA. Passa la linea del Veneto: «Ridurre l'imposta su stalle, serre, fienili e capanni»
29/01/2012
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Il presidente Valdo Ruffato

VENEZIA-ROMA Tutte le Regioni si schiereranno assieme per chiedere al Parlamento e al Governo di ridurre l'impatto della nuova tassa municipale Imu sui fabbricati agricoli. L'ha deciso venerdì la Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali che ha approvato all'unanimità l'ordine del giorno proposto dal Veneto, come segnala il presidente Clodovaldo Ruffato: «Ringrazio i presidenti degli altri Consigli regionali e delle Province autonome per aver sposato e sostenuto la necessità di fare fronte comune con l'Anci e le organizzazioni professionali del mondo agricolo nel chiedere una revisione delle nuove norme fiscali al fine di non mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa di tante aziende del settore primario». Il documento approvato impegna la Conferenza e i singoli Consigli delle Regioni italiane «a intervenire presso il legislatore nazionale per modificare l'attuale modulazione dei moltiplicatori previsti per i terreni agricoli» e sollecita i Comuni ad applicare le aliquote impositive più basse sugli edifici utilizzati per lo svolgimento di attività agricole, come stalle, cantine, serre, fienili, cascine, capannoni e ricovero attrezzi. «Le nuove disposizioni introdotte con la manovra “Salva Italia” - riporta il documento - stravolgono il regime fiscale degli immobili agricoli, imponendo senza alcuna gradualità un aggravio notevole soprattutto su quelli utilizzati per lo svolgimento dell'attività, con conseguenze pesantissime sui costi di produzione di un settore di vitale importanza» che garantisce ogni giorno la sicurezza alimentare, la qualità e la tipicità dei prodotti regionali, la sostenibilità ambientale e il legame con il territorio. «L'agricoltura - sottolinea Ruffato, anche a nome delle 74 mila imprese venete del settore - non vuole sottrarsi al dovere di contribuire al risanamento del paese, ma non può diventare la cassa cui attingere, in modo sproporzionato, per risolvere i problemi della finanza pubblica». Il documento che sarà a breve votato in tutti i Consigli regionali riceve il plauso delle associazioni venete di categoria Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri: «La possibile riduzione fino al 50% che i Comuni possono praticare non comprometterà le casse degli enti locali: è una sperimentazione di federalismo che riserverà entrate in bilancio».




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