Dilagano i reati di chi sfrutta per sé i soldi pubblici
ANNO GIUDIZIARIO. La cerimonia di inaugurazione ieri a VeneziaIl peculato in Veneto segna il +77%, seguito poi da corruzione (+32%) e concussione (+17%) Picco di omicidi, mafia in calo, carceri “esplosive”
Antonella Benanzato VENEZIA È il comparto economico quello al centro delle violazioni penali più rilevanti in Veneto. In aumento si registrano i reati contro la Pubblica amministrazione, l'usura e l'indebito utilizzo di contributi statali ed europei. La fotografia alla giustizia Veneta è stata scattata nel corso dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario 2012 che si è svolta a Palazzo Grimani, sede della Corte d'Appello di Venezia. A mettere sotto la lente l'identikit giudiziario del territorio, è stata la relazione del presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, Vittorio Rossi. I REATI NELL'ECONOMIA. In epoca di crisi economica e date le caratteristiche imprenditoriali e produttive della regione, sono proprio i reati di natura economica a fare la parte del leone. «Sono state 4.244 le iscrizioni dei delitti contro la Pubblica amministrazione nell'anno giudiziario 2010-2011 - ha ricordato il magistrato - con un netto aumento del 26% rispetto all'anno precedente (3.434)». Di fatto, gli incrementi maggiori quantificabili percentualmente vedono in cima il peculato (77,1%), cioè il reato per cui un responsabile di pubblico servizio che gestisce denaro, o altri beni mobili della pubblica amministrazione, se ne appropria o li utilizza a profitto suo o di altri. Il peculato è seguito dalla corruzione (32,6%) e dalla concussione (17,5%). L'Italia, del resto, ha un triste primato, in cui la corruzione e in genere le aggressioni alle risorse pubbliche sono in netto e preoccupante aumento. CONTRIBUTI NON DOVUTI. Su questo fronte risulta impressionante l'incremento, +251%, dei delitti riguardanti l'indebita percezione di contributi, finanziamenti concesso dallo Stato, da altri enti pubblici e dall'Unione Europea. L'aumento è stato fortissimo, le iscrizioni di reato sono passate dalle 149 dello scorso anno alle attuali 523. PIÙ USURA E PIÙ FURTI. Ma nel Veneto in crisi aumentano anche i casi di usura. E questo è un dato che impensierisce non poco. Secondo le stime del distretto giudiziario del Veneto, le iscrizioni per i reati di usura sono in crescita del 27,3%, mentre sono stazionarie le rapine, passate da 951 a 965 alle quali vanno aggiunte le rapine ad opera di ignoti che hanno avuto un analogo andamento da 932 a 913. Sono, invece, in grande crescita con un + 83,8% (da 1736 a 3190) i furti in abitazione. MAFIA: CALO DI SEGNALAZIONI. La sorpresa, però, arriva dal rischio infiltrazioni mafiose sul territorio. I dati lasciano perplessi: i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso in Veneto sono in diminuzione, rispetto allo scorso anno, del 40%. Le iscrizioni sono passate infatti da 5 a 3. Il dato sembrerebbe dunque smentire la tesi di chi riferisce di una penetrazione delle mafie in Veneto. Peraltro, ha concluso Rossi, le scarse iscrizioni potrebbero spiegarsi anche come l'effetto di intimidazioni o della diffusione di uno stile omertoso. PICCO DI OMICIDI NON PUNITI. Ma se i reati economici sono anche lo specchio delle difficoltà in cui si trova il Paese, gli omicidi volontari non conoscono recessione. Nel distretto sono passati da 66 a 71 con un aumento del 7,6%. Tuttavia, sono gli omicidi volontari compiuti da ignoti ad archiviare la percentuale d'aumento più rilevante: 130,8% in più rispetto all'anno precedente: sono saliti da 13 a 30. CARCERI: IL DRAMMA. Il problema dei problemi per la giustizia italiana e quindi veneta resta comunque il sovraffollamento carcerario, con la conseguente dei suicidi mancati o, purtroppo, riusciti. Nel distretto, ha spiegato il presidente vicario della Corte d'Appello di Venezia, nel periodo da luglio 2010 a giugno 2011 si sono verificati ben 347 episodi di autolesionismo, 61 tentati suicidi e 8 suicidi. Nelle carceri venete la prevalenza di detenuti è straniera: marocchini in testa, tunisini e albanesi. A Padova, poi, c'è la situazione più dura, come riferito dal Tribunale di Sorveglianza. Ogni detenuto ha per sè poco più di un metro quadrato di cella; limite di gran lunga inferiore ai tre metri quadrati stabiliti dalla Corte europea dei Diritti dell'uomo quale soglia invalicabile al di sotto della quale il trattamento penitenziario diviene inumano o degradante. CALOGERO: «CRISI DI VALORI». La sintesi sul ruolo della magistratura la fa il procuratore generale Pietro Calogero perché in questa fase storica di crisi, non solo economica ma di valori, e sulla scia dell'uscita dalla “trincea del regime berlusconiano” la magistratura italiana, per difendere la sua esistenza «deve riscoprire con urgenza il senso di responsabilità maturato in lunghi anni di difesa della legalità contro il terrorismo, il crimine organizzato e la mafia nell'interesse del bene». Per Calogero, infine, la magistratura deve tornare ad essere sempre più «garante verso la collettività», primo elemento di «coscienza per ogni magistrato».
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