«Sbloccate opere o crolla il settore delle costruzioni»

L'APPELLO. «Se la politica regionale aspetta ancora sarà troppo tardi»
Pellicciari (Ance Veneto): «Già in maggio abbiamo presentato richieste anche per il Piano Casa, l'Iva sugli edifici invenduti e altro, ma mancano i fatti»
04/09/2010
Zoom Foto
Il cantiere del Mose in laguna di Venezia: l'unica maxi-opera veneta per cui risultano in arrivo nuovi soldi

O nei prossimi mesi la politica adotterà le iniziative concrete già chieste da tempo dalle imprese delle costruzioni, e accolte a voce, oppure quelle stesse iniziative «non serviranno più per un settore che sarà del tutto, o quasi, scomparso dall'economia regionale».
È molto duro il messaggio inviato ieri da Stefano Pelliciari presidente dei costruttori dell'Ance Veneto. «Le richieste di aiuto del settore delle costruzioni per combattere la crisi continuano a rimanere lettera morta», inizia il comunicato diramato ieri. «Il lungo elenco delle priorità era stato redatto da Ance Veneto» e presentato alle Assise dell'industria delle costruzioni organizzate per la prima volta in Veneto il 3 maggio. «Si chiedevano interventi urgenti, molti dei quali a costo zero, o il settore che più di tutti sostiene l'occupazione rischia di affondare sotto i colpi della crisi con gravi conseguenze dal punto di vista sociale».
Lo stesso Paolo Buzzetti, presidente nazionale Ance, ha incontrato il premier Berlusconi a fine luglio per ribadire la necessità di un forte segnale di attenzione al settore soprattutto su tre profili: risorse per le infrastrutture, fisco per lo sviluppo, regole. «Da mesi - spiega Pelliciari - abbiamo fornito alla politica il quadro macro-economico del settore, illustrando criticità sulle quali intervenire e prospettando le conseguenze da evitare, suggerendo, da esperti quali ci riteniamo, le misure necessarie per alleggerire la straordinaria situazione di difficoltà nel quale si trova il nostro settore».
È stato presentato il documento "Un Patto per il Veneto del futuro", diviso in capitoli, con le priorità di intervento e gli strumenti più utili da adottare: lavori pubblici e legge obiettivo regionale, housing sociale, urbanistica, infrastrutture, Piano Casa, innovazione, risparmio energetico. «Abbiamo registrato un interessante volontà politica di venire incontro alle esigenze della categoria - rimarca il presidente - come dimostrano alcune iniziative legislative che riguardano gli appalti pubblici o la revisione del Piano Casa. Al di là di qualche proposta, ancora in fase embrionale, dobbiamo constatare l'incapacità della politica di prendere decisioni rapide anche quando il percorso è stato ponderato, elaborato, suggerito sulla base di criteri di fattibilità, competenza tecnica e interesse generale».
Pelliciari insiste su tre filoni fondamentali. «I fondi deliberati dal Cipe per le grandi opere, fatta eccezione per il Mose, toccano solo marginalmente il Veneto, così come le ricadute degli investimento per l'expo di Milano del 2015, segno di una programmazione miope che non tiene conto del potenziale strategico di un'area come il Nord Est e che non dà merito alle capacità di influenza dei nostri rappresentanti politici. Bisogna poi intervenire sul gravissimo problema dei ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese: è apprezzabile ma non esaustivo l'intervento della Regione per la cessione dei crediti pro soluto alle banche. Occorre poi eliminare le distorsioni fiscali, come l'Iva sull'invenduto e adottare semplificazioni sui lavori pubblici per snellire le procedure e introdurre criteri di trasparenza e di qualificazione delle imprese, tramite le nuove proposte di revisione del Piano Casa e della cosiddetta legge obbiettivo regionale per l'assegnazione ai piccoli di una quota dei lavori di project financing».
Finora «sono mancate azioni concrete», e se si aspetteranno ancora mesi si rischierà di fare troppo tardi.P.E.