Zaia e i cappellini "made in China" «Nessun mistero»
ELEZIONI. Si infiamma la polemica in vista del voto del 28 e 29 marzoIl ministro ricorda di aver già spiegato che tutti i gadget erano stati comprati da imprenditori veneti ma che alcuni non erano stati fabbricati qui
VENEZIA
«Nessun mistero, nessuno scoop e ministro a km zero»: Luca Zaia, ministro e candidato alla presidenza del Veneto, affida al suo portavoce una replica, senza mai nominarlo, al candidato concorrente dell'Udc Antonio De Poli che aveva espresso parole ironiche per il fatto che i cappellini verdi usati come gadget da Zaia sono risultati «made in China».
«Il ministro Zaia», ha detto il portavoce, «ha letto con divertimento del presunto scoop sui cappellini "made in China". Senza fare polemica con nessuno, ricordo per essere stato presente, che durante la presentazione della campagna a "Fabrica" lo stesso ministro aveva spiegato a una ventina di giornalisti che tutti i gadget erano stati comprati da imprenditori veneti e che alcuni però non erano stati fabbricati in Veneto. Rilevo però - ha aggiunto - che le rifiniture anche del cappellino sono state lavorate in Veneto: quindi, nessun mistero e ministro a km. zero».
COMUNIONE E LIBERAZIONE. Polemiche a parte, Luca Zaia ha trovato intanto consensi in Comunione e Liberazione, il movimento cattolico che spesso nella regione aveva mostrato la propria preferenza elettorale per il Pdl. La scelta di campo è spiegata dal leader veneto di Cl, Graziano Debellini, in un'intervista. Per Debellini l'atto di fiducia verso il candidato-ministro dell'agricoltura «non è una scelta di campo definitiva nè tantomeno un'adesione generalizzata alla politica della Lega». Però «al contrario del Pdl, che è autoreferenziale - aggiunge Debellini - la visione comunitaria di Zaia confida nell'individuo e chiama la libertà con l'equivalente semantico della sussidirietà. Non risponde ad una logica statalista, è dalla parte dell'uomo». L'esponente del movimento cattolico sottolinea che con Zaia Cl ha avviato un dialogo due anni fa «sul terreno - precisa - che più ci sta a cuore, quello dell'uomo e dei valori».
GALAN E ROMA. Non passa giorno poi, senza che il governatore uscente faccia sentire la sua voce. «Non appena terminata la campagna elettorale in cui mi trovo impegnato per far sì che il PdL in Veneto resti il primo partito, attenderò con fiducia d'essere chiamato a prendere parte ad un'attività di governo grazie alla quale poter applicare a livello nazionale il cosiddetto "modello veneto"; fatto - ricorda Galan - di capacità amministrative straordinarie, di professionalità, di determinazione nella tempistica e nel raggiungimento degli obiettivi. Mi piacerebbe affrontare questa nuova esperienza accanto agli amici ministri che qui in Veneto hanno maturato quanto di meglio stanno dimostrando di saper fare a livello nazionale».
DELIBERA "AD CARTELLONAM". Sul versante del Centrosinistra si è fatto sentire Giuseppe Bortolussi, che è tornato a denunciare la «campagna elettorale dopata». «A Treviso solo il 30% degli spazi elettorali sono stati concessi al centrosinistra, il 70% alla Lega e alle liste di appoggio. Lì la chiamano delibera "ad cartellonam", evoluzione dei decreti "ad listam"», ha detto, segnalando una delibera della giunta di Treviso che su un totale di 20 spazi elettorali ne avrebbe concessi 10 alla Lega, 5 al Pdl, 3 a tutto il centrosinistra, uno al candidato dell'Udc e uno ai "venetisti". «Lo denunciamo fin dall'inizio della campagna elettorale che c'è un uso quantomeno disinvolto dei mezzi e dei soldi pubblici. Siamo di fronte ad una campagna dopata», afferma Bortolussi, rinnovando le critiche a Zaia.
LATI OSCURI. E a rincarare la dose su questo punto ci ha pensato Rosanna Filippin. «I dubbi sul sistema-Zaia aumentano giorno dopo giorno, invece di essere chiariti. È ora di fare piena luce sui troppi lati oscuri di questa vicenda»: così il segretario regionale del Partito Democratico, è tornato sulla vicenda della rivista «Il Welfare». «Più che un episodio isolato di pessima gestione di risorse pubbliche a scopi elettorali, sembra la punta di un iceberg. Soprattutto se fosse confermata la circostanza che il ministero abbia speso addirittura 50 milioni di euro in progetti di promozione e comunicazione, affidando la scelta dei partner e dei fornitori a criteri assolutamente discrezionali. Chiediamo al ministro-candidato di fare chiarezza».
«A chiedere risposte - conclude Rosanna Filippin - sono i cittadini, che leggono sui giornali che i loro soldi vengono utilizzati per fare pubblicità elettorale al candidato della Lega Nord. Chiedo al ministro: chiarirà mai i collegamenti che si profilano tra il suo ruolo pubblico e i suoi interessi privati? O dovremo scoprirli sfogliando i giornali».
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