Il maestro liutaio messo in crisi da "mucca pazza"
CALDOGNO. La disavventura di uno degli ultimi artigiani del settoreMimmo Peruffo realizzava corde in budello animale, ma le norme dell'Ue prima e quelle italiane poi gli stanno bloccando il lavoro
Riprodurre il suono del violino di Beethoven o chiudere gli occhi e poter ascoltare esattamente le stesse note che hanno reso grande Paganini. Un sogno per gli appassionati di musica antica reso possibile solo grazie all'utilizzo delle corde di "budello" animale. Eppure il fantasma del "morbo della mucca pazza" e le incongruenze legislative tra Italia e Europa potrebbero presto mettere fine a tutto questo, almeno per quanto riguarda il nostro Paese. Mimmo Peruffo, 52 anni, mastro cordaio di Caldogno, da anni combatte contro le limitazioni legislative sull'utilizzo del budello animale per la realizzazione delle corde musicali. E proprio quando dall'Unione Europea sembrava arrivare un'apertura, lo scoglio più grosso è emerso in Italia, che continua a vietarne l'uso.
«Spero che qualcuno si accorga di quello che sta accadendo - spiega Peruffo - perché a rischio non c'è solo il nostro lavoro, ma la conservazione e la valorizzazione della musica antica. L'Italia è il paese in cui si è raggiunta la perfezione nella creazione delle corde con il budello e ora, paradossalmente, rischiamo di essere gli unici a non poterle più creare».
Sardo d'origine, Peruffo ha fatto della ricerca del suono "antico" la sua missione di vita. È uno degli ultimi 5 mastri cordai nel mondo e da anni è impegnato nella ricerca dei suoni della musica barocca attraverso la creazione e la commercializzazione di corde di budello. Da oltre 10 anni, però, dopo l'esplosione dei casi di mucca pazza, l'utilizzo del budello bovino è vietato. Ora che l'emergenza sembra rientrata e la malattia più conosciuta, l'Ue avrebbe emanato un regolamento che permette l'acquisto e la lavorazione, per fini tecnici, di budello bovino. L'Italia però sembra non aver recepito ancora la norma, datata 2006, e il mastro cordaio di Caldogno rischia di dover bloccare l'attività e dedicarsi solo alle fibre sintetiche, nonostante dal 2009 abbia in mano l'autorizzazione all'uso tecnico, e dunque non alimentare, del budello bovino. «Dopo i casi di mucca pazza, dal 2002 è stata vietata la commercializzazione di budello di mucca - dice ancora. - A partire da marzo 2011 sembrava però che il divieto fosse stato tolto per chi ne fa un utilizzo tecnico. Il governo italiano rimane però ancora contrario alla commercializzazione, nonostante abbia in mano un'autorizzazione regionale ad utilizzo del budello con impianto tecnico. E questo è un grave danno per un mestiere come il mio, sempre più raro».
Alessia Zorzan
Tweet Segui @GiornaleVicenza