Violentò la figliastra: 6 anni
CORTE D'APPELLO. Ribaltata la sentenza d'assoluzione a carico di un thienese di 44 anni per fatti risalenti al 1999Per i giudici l'uomo avrebbe avuto rapporti completi con una ragazzina oggi maggiorenne che all'epoca aveva solo 10 anni
L'assoluzione di Vicenza del 13 aprile di tre anni fa è stata radicalmente capovolta. Un thienese di 44 anni, S.T., è stato ritenuto responsabile di avere violentato la figliastra di 10 anni e i giudici d'appello di Venezia gli hanno inflitto 6 anni e mezzo di reclusione.
Due anni in più di quelli che aveva sollecitato il pg Bruno Bruni che aveva fatto proprio l'appello del pm Giorgio Falcone. Il quale aveva ritenuto ingiusta l'assoluzione, alla luce degli elementi emersi nel corso del processo durato due anni e undici udienze davanti al tribunale di Vicenza presieduto da Perillo, poiché a suo avviso i racconti della bambina erano pienamente credibili.
La vittima aveva parlato di racconti ravvicinati a sfondo morboso e violento con il convivente della madre. I legali di parte civile Enrico Ambrosetti e Lorena Puccetti avevano ribadito la piena attendibilità della minore che mai avrebbe potuto ricostruire una storia così turpe se non l'avesse vissuta in prima persona.
Ieri pomeriggio la Corte d'Appello presieduta da Paccagnella (giudici Sandrini e Risi), che ha condannato il thienese a pagare una provvisionale subito esecutiva di 70 mila euro, ha accolto l'impostazione accusatoria dopo un processo tiratissimo anche in appello.
Gli avvocati Lucio Zarantonello e Anna Zanini hanno replicato con altrettanta forza la riconferma della assoluzione di primo grado. Gli squallidi fatti contestati a S.T. - le iniziali sono a tutela della vittima altrimenti identificabile - per la Corte sono avvenuti tra agosto 1999 e l'estate 2000. Nell'arco di quell'anno, approfittando del fatto che la compagna andava al lavoro, l'uomo aveva insidiato sempre più pesantemente la bambina fino ad avere rapporti completi.
«È un'ipotesi del tutto assurda, inconcepibile, quella ragazza si è inventata tutto», ha più volte sottolineato l'imputato parlando di una vicenda dai contorni assurdi.
Per contro la pubblica accusa e i patroni di parte civile hanno sottolineato che le audizioni protette alle quali era stata sottoposta la ragazza dimostravano la responsabilità dell'ex patrigno e per questo Ambrosetti e Puccetti avevano avanzato una richiesta danni di 175 mila euro.
La turpe vicenda si collocava in un contesto quanto mai angosciante perché all'epoca S.T. aveva avuto un figlio dalla madre della vittima.
Un altro argomento forte del pm Falcone fu che la bambina aveva cominciato a prospettare scenari sessuali incompatibili con l'età, se non per avere vissuto in presa diretta esperienze che avevano accelerato la sua erotizzazione.
Il braccio di ferro giudiziario si concluderà inevitabilmente in Cassazione dove la difesa presenterà ricorso per vedere riconosciuta l'innocenza del patrigno che con una condanna in secondo grado a 6 anni 6 mesi di reclusione, qualora fosse confermata, dovrebbe scontarla quasi tutta in carcere. Gli avvocati Zarantonello e Zanini hanno sostenuto che la sentenza di primo grado andava confermata per l'infondatezza dei racconti della ragazza, che sarebbe stata suggestionata. Avrebbe alimentato nei confronti del patrigno una sorta di rivalsa che aveva canalizzato con una ricostruzione dei fatti del tutto inattendibile.
La fase processuale, per dire la complessità del caso giudiziario, si era aperta il 31 maggio 2002 con l'avvio dell'udienza preliminare davanti al gup. C'erano volute ben sette udienza per giungere al rinvio a giudizio, alle quali ne erano seguite altre undici davanti al collegio presieduto da Perillo (giudici Bianchi e Giuffrida). Il verdetto aveva suscitato scalpore nel pm Falcone, che aveva sollecitato una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione, pena ribadita dal pg Bruni. In primo grado la difesa aveva instillato il dubbio che non era stata raggiunta la prova delle violenze a sfondo sessuale. In Appello, bisognerà leggere i motivi che saranno depositati nell'arco di un paio di mesi, i giudici hanno capovolto il verdetto ritenendo che le prove della responsabilità di S.T. sono piene, oltre ogni ragionevole dubbio.I.T.
Ivano Tolettini
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