I mercati tirano il freno, lo spread a quota 480 C'è attesa per Fed e Bce
Chiusura in calo per Piazza Affari, ieri, che arrestati la serie positiva durata per quattro sedute consecutive. Il Ftse Mib ha perso lo 0,62% a 13.890 punti. Lo spread Btp-Bund chiuso a 480 punti base con il rendimento del Btp a 10 anni al 6%. Il differenziale tra decennali spagnoli e tedeschi è invece terminato a 546 punti base con il tasso dei Bonos al 6,74%. In attesa delle decisioni della Fed america, oggi, e della Banca centrale europea, domani, e sotto l'influsso della fredda prudenza tedesca nell'allargare i cordoni della borsa per dare fiato ai bond statali dei Paesi in affanno, i mercati sono tornati in posizione di attesa. Con qualche apprensione. DRAGHI E L'INTERVENTO DELLA BCE. Il pressing diplomatico e il lavoro dietro le quinte per rafforzare l'arsenale della Bce contro la crisi viaggiano intanto a pieno ritmo. Ma per il presidente Mario Draghi il sentiero si fa stretto: a poche ora dalla riunione da cui molti si aspettano un «bazooka» anti-spread, la Germania fissa alcuni paletti che potrebbero ritardare, o indebolire, la risposta dell'Eurotower. Draghi riceverà gli altri consiglieri questa sera a cena prima del consiglio di giovedì, con un ordine del giorno nutrito e controverso. Dopo che la scorsa settimana ha promesso «tutto il necessario per difendere l'euro» gli è arrivato il sostegno di Berlino e Parigi, ieri rafforzato in maniera più esplicita dal premier italiano Mario Monti e dal presidente francese Francois Hollande. L'altro ieri la visita del segretario al Tesoro Usa Tim Geithner gli ha confermato un'ulteriore sponda politica nella Casa Bianca, in pressing da mesi. Perchè la Bce possa varare misure in grado di cambiare davvero il corso degli eventi, debbono tuttavia incastrarsi numerose caselle. E non è affatto scontato che succeda, perlomeno subito. I FRENI DELLA GERMANIA. Le parole di Draghi - che a Londra parlava a braccio - avrebbero colto di sorpresa numerosi consiglieri Bce. A partire da Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank e consigliere Bce che Draghi cercherà di convincere in un incontro a due prima del board. Ieri la «Buba» è tornata a chiedere che siano gli Stati a risolvere i loro problemi di bilancio, o in alternativa - il messaggio è per Madrid - ricorrano al salvataggio del fondo europeo Efsf. Il ministero delle Finanze tedesco ha stoppato l'ipotesi - rilanciata ieri mattina dal «Suddeutsche Zeitung» - di concedere una licenza bancaria al futuro fondo di salvataggio Esm, dandogli così la liquidità illimitata della Bce: va contro i trattati, ha detto un portavoce da Berlino. Dal punto di vista italiano, invece, bisognerebbe dare all'Esm la licenza bancaria: solo così si avrebbe quell'effetto deterrente che permetterebbe all'Italia di beneficiare dello scudo anti-spread senza doverlo usare. La difficile partita europea di Mario Monti passa anche da qui: dal Fondo permanente nato nel marzo del 2011 e trasformato, grazie al pressing italiano al Vertice di fine giugno, nel «meccanismo» a protezione dei paesi «virtuosi» che hanno tassi di interesse eccessivamente elevati. È su questo punto che il premier italiano sta giocando la partita più difficile del suo governo.














