L'Italia in coda per l'uso dei medicinali generici Ed è scontro sui risparmi

31/07/2012
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Un momento della recente protesta dei farmacisti contro il governo

L'Italia è ancora fanalino di coda per consumo di farmaci generici: se in Europa rappresentano infatti il 50% del mercato, con punte del 70-80% in Germania e Gran Bretagna, nel nostro Paese il loro mercato è pari a circa il 15%. Proprio sui generici si sono accesi i riflettori per effetto del decreto sulla «Spending review», in cui un emendamento, solo parzialmente corretto dal governo, prevede che il medico debba indicare in ricetta solo il principio attivo del farmaco e solo in casi specifici il medicinale griffato. Un meccanismo che comunque incoraggia l'utilizzo di farmaci non di marca. Il tutto genererebbe prezzi più bassi. RISPARMI E POLEMICHE. Per Farmindustria l'indicazione del principio attivo non determina un risparmio per il Servizio sanitario nazionale, che è tenuto comunque a rimborsare solo il prezzo del farmaco generico a costo più basso, mentre se il paziente decide di scegliere il farmaco griffato dovrà pagare la differenza di tasca propria. Un'interpretazione contestata però da Assogenerici l'associazione delle industrie del settore, secondo cui raggiungendo volumi di vendita adeguati, i generici potrebbero portare ad un risparmio di circa 400 milioni. Ma in tema di sanità c'è da registrare anche la protesta di Anisap secondo cui con i tagli alla diagnostica sono a rischio circa un miliardo di prestazioni sanitarie con ricadute su oltre tremila strutture e 50 mila operatori ITALIA IN RITARDO. In Italia solo il 15-18% della popolazione ricorre ai farmaci equivalenti o generici, mentre la media europea si attesta attorno al 40-50%. La Germania, ad esempio, ha una quota di mercato di consumo dei generici del 64-70%, la Gran Bretagna dell'83% e gli Stati Uniti del 75%. Secondo l'Associazione nazionale delle industria di generici «basterebbe un calo del prezzo del 10% per garantire un risparmio di 400 milioni di euro l'anno, ma questo è possibile solo eliminando gli ostacoli alla penetrazione nel mercato». Un maggiore ricorso ai farmaci equivalenti determinerebbe inoltre un risparmio anche per i cittadini, che oggi spendono 770 milioni l'anno per coprire la differenza di prezzo tra l'equivalente e il farmaco di marca. LABORATORI PRIVATI. Protesta anche l'Associazione nazionale istituzioni sanitarie ambulatoriali private, che denuncia come il governo intenda abbattere drasticamente i rimborsi per le prestazioni dei laboratori di analisi cliniche convenzionati portandoli al di sotto dei costi di produzione. «L'abbattimento di tali rimborsi metterà in crisi 3.000 laboratori privati accreditati», dice l'Anisap, «e renderà improduttivi i laboratori ospedalieri: per i cittadini sarà la fine della libera scelta del luogo di cura».




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