Attacco al Colle, Casini accusa «schegge della magistratura»
LA TRATTATIVA STATO-MAFIA. Da istituzioni e mondo politico solidarietà al presidenteSchifani con Napolitano: «Così è sfida allo Stato» Il fratello di Borsellino evoca l'impeachment
ROMA Un messaggio al convegno su «Europa federale» in cui ribadisce che dalla crisi «nessuno Stato può salvarsi da solo: chiusure egoistiche e concezioni anguste degli interessi nazionali sono fuorvianti e destinate a fallire». E, in tarda mattinata, l'incontro a tratti segnato dalla commozione con gli atleti che ci rappresenteranno alle Olimpiadi di Londra: «Con queste bandiere siete portatori della nazione italiana». Trascorre così la giornata di Giorgio Napolitano che, fedele all'impegno preso, non torna sulla querelle della presunta trattativa Stato-mafia che ha lambito anche il Colle. Ma quella di ieri è stata una giornata in cui il presidente della Repubblica ha incassato nuove, forti attestazioni di stima e di solidarietà. A cominciare dal presidente del Senato, Renato Schifani, che parlando a Cosenza, ha ammonito: «Attaccare Napolitano, significa attaccare lo Stato italiano». Vicenda «sconcertante» perché nulla di strano è avvenuto la definisce Michele Vietti, vicepresidente del Csm. Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, denuncia invece trame oscure: «Come cittadino voglio sapere chi, divulgando le intercettazioni sul Quirinale in un perverso circuito giudiziario-informatico, ha determinato un attacco al Colle chiaramente pretestuoso e infondato». Un attacco «vergognoso e non vorrei che fosse determinato da qualcuno che si sente minacciato nei suoi privilegi di casta o che pensa di avere il monopolio di alcuni poteri dello Stato rispetto a un uomo che esercita il ruolo di garante dell'equilibrio tra quei poteri». «Tanto per essere chiari», prosegue, «non penso siano stati i partiti ma schegge della magistratura che forse hanno un obiettivo intimidatorio. Ma se c'è un uomo», conclude Casini, «che non si fa intimidire è il capo dello Stato, ha i nervi saldi». Al fianco di Napolitano, ma in polemica con Casini, si schiera il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Quelle che Casini versa, dice il «delfino» di Berlusconi, sono «lacrime di coccodrillo». «È indecorosa e indegna», afferma a margine del festival del lavoro in corso a Brescia, «la pubblicazione di intercettazioni che sfiorano il Quirinale. Penso che tutto ciò corrisponda a una modalità barbara a cui abbiamo provato a porre rimedio. Oggi, e mi riferisco ad alcune forze politiche che si indignano per le stesse motivazioni nostre, piangono lacrime di coccodrillo perché quando noi abbiamo privato a garantire la privacy delle conversazioni telefoniche ci è stato obiettato di tutto pur di non farlo realizzare». Di segno opposto l'intervento di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, che arriva a chiedere l'impeachment per il capo dello Stato: «È sconvolgente che al Quirinale si dia ascolto a chi come Mancino cerca di frenare quei magistrati che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia».



















