Grecia in ansia per il governo Il nodo resta il piano di tagli
ATENE. Ore decisive
ATENE Bisognerà attendere oggi a mezzogiorno, con tutta probabilità, per avere la lista dei nuovi ministri greci. Lo hanno ammesso ieri i leader dei due principali partiti della futura coalizione di governo ad Atene, Antonis Samaras di Nea Dimokratia, il centro-destra vincitore delle elezioni, e Evanghelos Venizelos, del Pasok, i cui voti saranno indispensabili a raggiungere la maggioranza parlamentare. A differenza del solito, però, i partiti non stanno litigando sul nome del premier o sulle poltrone ministeriali. I tempi si allungano per definire la piattaforma sulla quale Atene vorrà rinegoziare i suoi impegni con la «trojka» (Ue, Bce, Fmi) i cui rappresentanti arriveranno in Grecia appena formalizzato il nuovo esecutivo. «La cosa più importante non è la composizione del governo ma il team di negoziatori che dovrà ottenere la migliore rinegoziazione possibile sull'accordo» per gli aiuti con i creditori del paese, ha insistito Venizelos, mentre Samaras mantiene un diplomatico silenzio. Oltre a Nea Demokratia e al Pasok, farà parte della maggioranza anche il partito della sinistra democratica Dimar. I margini per trattare sul cosiddetto «memorandum», un documento che impone di fatto alla Grecia un rientro rapidissimo dal debito e tagli sociali pesantissimi, dalle pensioni agli stipendi, restano assai ristretti. Formalmente, non è stata ipotizzata la possibilità di ridiscutere gli impegni. Tanto che la cancelliera tedesca Merkel ripete ogni giorno da domenica che «il nuovo governo greco dovrà rispettare tutti gli accordi presi». Diversi altri leader europei, tra i quali Mario Monti, Hollande, il presidente dell'Eurogruppo Juncker, accettano l'idea di concessioni che non mettano in pericolo l'obbiettivo ma aiutino i greci a raggiungerlo. Per esempio, allungando i tempi del rientro dal debito con opportune «dilazioni». Intanto, la vittoria elettorale delle forze pro-Euro provoca un effetto di «normalizzazione»: da ieri, molti risparmiatori hanno iniziato a riportare nelle banche i soldi ritirati prima del voto: è quindi passata la grande paura dell'imminente uscita dall'Euro con tutte le sue conseguenze finanziarie e sociali.

















