G20: nervi tesi Stati Uniti-Ue Spunta un patto sulla crescita
IL SUMMIT. Si è aperto l'atteso vertice in Messico: le difficoltà finanziarie del Vecchio continente al centro dei lavoriObama: «È l'ora di agire». La replica di Barroso: «Niente lezioni» Casa Bianca promuove le misure di Italia e Spagna: «Azioni serie»
LOS CABOS C'è l'impegno, tanto ambizioso quanto generico, alla crescita e al lavoro e a fermare il «circolo vizioso» fra banche a rischio e governi in rosso. C'è il pressing, americano e non solo, sull'Europa ad «agire ora», cui gli europei hanno risposto ricordando il disastro di Lehman Brothers. E c'è, forse più concretamente, l'impegno dei «Brics» (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a rafforzare il capitale del Fmi dotando l'economia di un «firewall» più potente contro la grande crisi del debito. La prima giornata del vertice dei capi di Stato e di governo del G20, nella punta meridionale della Baja California in Messico, segue il copione già anticipato da settimane e che ruota tutto attorno alla crisi europea, ai timori (elettorali e finanziari) per le ondate d'instabilità che partono dal Vecchio Continente, e alla Grecia che dopo il caos politico ritrova con le elezioni un governo legittimo. Ma dall'amministrazione Usa vengono però promosse le misure adottate da Roma e Madrid. Per il sottosegretario al Tesoro Leal Brainard, Italia e Spagna hanno preso «azioni serie» contro la crisi. Ora però, ha aggiunto, dai paesi Ue ci si aspettano ulteriori interventi e un «linguaggio comune». L'Europa, si legge in una bozza della dichiarazione finale del G20, è d'accordo «nel fare i passi necessari per salvaguardare la stabilità» finanziaria. Una sorta di richiamo dei partner internazionali che arriva a pochi giorni dal vertice Monti-Merkel-Hollande-Rajoy in programma venerdì a Roma, e dal Consiglio Ue di fine mese, in cui «va definita una chiara road map con interventi concreti per rendere l'euro più credibile», come spiega il premier italiano Monti. «Il G20», prosegue il documento, «si impegna a prendere tutte le misure necessarie per rafforzare la crescita economica e creare posti di lavoro» e a «rompere il circolo vizioso fra banche e debito degli Stati». Dopo l'era del rigore e dell'austerity impersonata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, Los Cabos sancisce la presa di coscienza dei Grandi che di stretta fiscale si può morire, e che senza crescita non si possono risanare i bilanci. A prendere di petto il tema più spinoso, il braccio di ferro europeo sulle ricetta anti-crisi, è il presidente Usa Barack Obama: «È l'ora di agire» per la crescita, dice il presidente Usa richiamando di fatto gli europei prima del suo bilaterale con la Merkel. Un pressing crescente che, cavalcato da alcuni media americani, fa accalorare il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso («Non siamo qui per lezioni di democrazia nè di gestione dell'economia»). «Nessuno pensa che l'Ue sia la fonte del problema», spiega Monti ricordando gli squilibri finanziari di cui proprio gli Usa sono «protagonisti».


















