Veltroni sta con i «No-Tabù» Fassina (Pd): «È vicino al Pdl»
NUOVE ORTODOSSIE. E Enrico Letta: «Non lasciamo Monti alla destra»
ROMA Il governo Monti non è quello di Bersani, perché «non farà il 100 per cento di quello che faremmo noi». Walter Veltroni, invece, sta a suo agio con i professori e anche sull'articolo 18 (quello che nelle aziende con oltre 15 dipendenti sanziona il licenziamento del lavoratore senza giusta causa) sembra più vicino alla Fornero che al Pd. «Non è un tabù; non bisogna fermarsi davanti ai “santuari del no” che hanno paralizzato l'Italia», sostiene l'ex segretario riaprendo lo scontro nel Pd e attirandosi l'accusa di «essere in linea con il Pdl» dal responsabile economico Stefano Fassina. Sulla riforma del mercato del lavoro il Pd ha trovato un faticoso equilibrio sulla proposta che prevede la possibilità di licenziare nei tre anni di durata del contratto di ingresso. L'articolo 18, in questo modo, non sarebbe toccato e Bersani ammette solo «un ammodernamento» dopo che si è affrontato il problema del precariato e degli ammortizzatori sociali. Ieri Veltroni, favorevole invece alla proposta di Pietro Ichino, riapre la vexata quaestio, arrivando al punto di dire che il «riformismo» del governo Monti è un modello futuro per il Pd. D'accordo il vicesegretario Enrico Letta, per il quale «non dobbiamo cedere Monti alla destra». Ma è sulla necessità di «cambiare un mercato del lavoro che continua a emarginare i giovani», magari aprendo a modifiche sull'articolo 18, che l'ex leader Pd provoca la levata di scudi dei «laburisti» del partito. Fassina, che aveva già ingaggiato una polemica durissima con Ichino, non va leggero: «La posizione di Veltroni è minoritaria e più vicina alla linea del “pensiero unico” e alle proposte del centrodestra». Il responsabile economico del Pd contesta l'entusiasmo di Veltroni per il «riformismo» di Monti: «Se fosse l'orizzonte di una forza progressista come il Pd, alle prossime elezioni dovremmo presentarci insieme al Pdl, oltre che al terzo polo: una sorta di partito unico del pensiero unico; e questo sarebbe la fine della politica, non solo della democrazia dell'alternanza». A parte il veltroniano Verini, anche Marina Sereni e Dario Ginefra invitano invece a rispettare le posizioni di tutti «perché il Pd è un grande partito dove ci si confronta senza scomuniche». E Damiano, strenuo difensore dell'articolo 18, prende le distanze dalla tesi di Veltroni ma è attento a precisare che ognuno «può esprimere le sue libere opinioni, al di là degli orientamenti largamente prevalenti nel partito, dei quali pure occorrerebbe tenere conto».
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