Siria, l'ira americana: «Voto Onu? Una farsa»

NAZIONI UNITE. Dopo che Cina e Russia hanno impedito la condanna del regime di Assad
Netta la condanna del segretario di Stato, Clinton, accompagnata da Lega Araba e oppositori Altri 58 morti nel conflitto fra militari e disertori
06/02/2012
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Protesta dei siriani in Libia fuori dell'ambasciata russa a Tripoli

NEW YORK Tutti indignati. Dopo il doppio veto russo e cinese che ha sancito l'incapacità del Consiglio di Sicurezza dell'Onu di trovare un'intesa su un testo di condanna del regime siriano, Stati Uniti, Lega Araba e opposizione siriana sono di nuovo tutti compatti nel criticare l'esito della votazione. «Una farsa», secondo quando ha dichiarato ieri il segretario di Stato americano, Hillary Clinton; una licenza «di uccidere nella più totale impunità» secondo i principali gruppi d'opposizione raggruppati nel Consiglio nazionale siriano (Cns). Dalla Lega Araba, che ha appena sospeso una missione di osservatori in Siria, toni meno perentori, ma l'assicurazione che l'organizzazione panaraba continuerà a lavorare con il regime e con l'opposizione siriane, per trovare «una soluzione politica» alle sanguinose repressioni della rivolta in atto da 11 mesi contro il regime di Bashar El Assad. Il tutto a due giorni dall'ultima strage, con 250 persone uccise a Homs sotto le bombe di regime (secondo gli attivisti), e mentre ancora ieri sono stati segnalati violenti combattimenti tra soldati governativi e disertori, con un bilancio complessivo di 58 morti riferito in serata dall'Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo. La metà delle vittime di quest'ennesima giornata di sangue sono civili, tra cui due ragazzini di 12 e 14 anni. Intanto la Russia spiega il veto con «l'intenzione di fare tutto il possibile per una rapida stabilizzazione» della situazione in Siria e annuncia l'invio a Damasco, già domani, del suo ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, incaricato di lavorare alla realizzazione di «riforme democratiche indispensabili» al Paese. Ma gli Stati Uniti l'hanno presa decisamente male: e nel pomeriggio hanno annunciato la loro intenzione di rafforzare le sanzioni contro Damasco, per bloccare finanziamenti e vendite d'armi al presidente Bashar al Assad. Chiedendo ai partner occidentali di fare altrettanto. In serata ha risposto, a nome dell'Unione Euopea, il ministro degli Esteri francese Alain Juppè. «L'Europa rafforzerà le sanzioni», ha detto, «aumenteremo la pressione internazionale in modo che il regime dovrà constatare che è isolato e non può più andare avanti». Il «rischio di guerra civile» è stato poi nuovamente evocato dall'Organizzazione della cooperazione islamica (Oci, 57 Paesi membri), mentre di guerra civile già in atto parlano gli oppositori del Cns che - sull'esempio del Cnt libico di fronte a Gheddafi - aspira a prendere il potere al posto del presidente Bashar El Assad e della sua dinastia alawita, mai pienamente accettata nel Paese dagli altri musulmani, sunniti o sciiti che siano. All'estero gruppi di oppositori siriani si sono dati da fare per accreditare la seconda tesi, quella della guerra civile già in corso: sedi diplomatiche di Damasco sono state attaccate in Egitto, Kuwait, Grecia, Germania, Gran Bretagna e Australia; a Tripoli e Beirut sono state prese di mira le ambasciate russe.




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