Caro Monti, eviti la tentazione tv
Il rischio di eccessivo presenzialismo
I confortanti sondaggi per il presidente del Consiglio Mario Monti, nonostante i sacrifici pesanti a cui ci sta sottoponendo, confermano che siamo ancora nel periodo della famosa luna di miele. Ma anche i fatidici e primi cento giorni di credito che sempre i cittadini concedono a un nuovo governo, presto finiranno, visto che l'esecutivo dei tecnici si è insediato il 16 novembre scorso. E comunque il presidente del Consiglio male farebbe a voler eccedere nella simpatia, per meglio dire, nella pazienza degli italiani che si è finora guadagnato. L'eccesso peggiore per chi è arrivato a palazzo Chigi, subito differenziandosi anche nello stile da chi lo aveva rumorosamente preceduto, sarebbe quello di guastare questa diversità. Rispetto al Cavaliere chiacchierone, il Professore si mostrava parco di parole e di annunci. Al punto che l'essere andato a «Porta a porta» per raccontare quel che avrebbe fatto, divenne un caso nazionale: come Paganini, sembrava che Monti parlasse una volta sola per tutti, senza più ripetersi chissà per quanto tempo. Invece con il trascorrere delle settimane il premier sta scoprendo l'esagerazione opposta. Non passa giorno senza una sua presenza in televisione, una sua intervista a un quotidiano, una sua dichiarazione a tutto campo, come quella, infelice in epoca di precarietà, sulla noiosità del posto di lavoro fisso. Non abusi, Professore. Non abusi delle attese di cui gode nel Paese per riproporre quel teatrino delle cose dette e contraddette, al quale ci aveva abituato la vecchia politica. Non caschi anche lei, come tutti i suoi predecessori a palazzo Chigi, nell'antica e insopportabile tentazione di annunciare, anziché realizzare. Di tagliare il capello in quattro, per esempio sull'articolo 18, invece che procedere secondo quel che crede. D'immaginare che l'immagine, la buona battuta, il loden della domenica siano più preziosi della diligente, ma silenziosa amministrazione. Monti si tenga ben distante dall'inconcludente circo mediatico, presentandosi solamente quando ha davvero qualcosa di importante da dire e da dare al Paese. E si tenga alla larga dai temi che non competono al suo governo «tecnico». La giustizia, la Rai, la legge elettorale? Spettano al libero Parlamento, non sono materia concordata neppure dalla composita maggioranza. Questo «governo strano», sostenuto dagli opposti Pdl e Pd, oltre che dal terzo polo, è nato per l'emergenza economica. E a quella si attenga, professor Monti. L'esecutivo del pronto soccorso deve muoversi per far crescere l'Italia, non l'ascolto televisivo. Deve agire per convincere i mercati, non per coccolare i telespettatori. Deve dare un segnale di speranza e di ripresa per tutti, non inutili spunti di polemica casalinga. Guai se il presidente del Consiglio, nel pur comprensibile desiderio di «piacere a tutti», smarrisse il senso della sua missione temporale: rimettere l'Italia in cammino. Poi, Professore, vada pure in televisione a prendersi gli applausi. Ma adesso pensi soltanto a governare.
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