Monti fa uno «spot» per l'Italia, la Fornero per la flessibilità
I TEMI SUL TAPPETO. Il presidente del Consiglio vede il segretario di Stato Usa Hillary Clinton in previsione della visitaIl Prof a Monaco rivendica il ruolo del governo per l'uscita dalla crisi Camusso: «Quali sarebbero le tutele eccessive dei lavoratori?»
MONACO L'Italia è un «esperimento interessante», perché di fronte a una «profonda crisi» ha costretto i partiti a un «disarmo reciproco». Monti usa un termine «militare» - anche considerando la platea cui si rivolge a Monaco, la Conferenza internazionale sulla sicurezza - e parla, in inglese, di «neutral pact» a cui le forze politiche sono state costrette per affrontare una situazione a cui guardano tutti, perché - dice - da Paese «fonte» della crisi, l'Italia sta diventando «attore della soluzione». Forte anche del segnale di attenzione arrivato dal segretario di stato Hillary Clinton che - a meno di una settimana dall'incontro con Obama a Washington - gli rivolge «parole di interesse», nella loro prima occasione d'incontro. Monti si mostra comunque ottimista sulla situazione dell'eurozona e su quella dell'Italia. La crisi «rimane», ma nelle ultime settimane «sono stati fatti importanti passi avanti», dice citando il «fiscal compact», l'accordo Ue sulla crescita e il negoziato sulla Grecia. E torna, ancora una volta, a ricordare lo sforzo che ritiene di aver fatto «per trasferire parte del peso fiscale dai settori produttivi alle proprietà: Roma - dice - ha le carte per «diventare prima della classe», sottolinea dalle colonne del Sueddeutsche Zeitung. «Siamo contenti se gli italiani diventano un po' più patriottici». E il fatto che tutti, dalla Germania alla Grecia, devono presentare ora prima i loro piani di bilancio a Bruxelles che ai loro Parlamenti, a Monti pare un segnale di «inegrazione politica». Nell'agenda di questi giorni, comunque, il tema centrale è il lavoro. «L'ambizione» del governo - dice il ministro Elsa Fornero - è «fare politiche per il futuro del Paese», guardando ai giovani. E il modello è la «capacità di avere, nel sistema economico, una flessibilità che sia buona». In settimana ripartirà un nuovo giro di tavoli, anche tra governo e parti sociali. La segretaria Cgil Camusso, dice la Fornero, «non la considero affatto una mia avversaria»; e quanto alla Fiat, dice che «vorrebbe fare di tutto perché resti una realtà produttiva italiana»; Marchionne, poi, «usa metodi thatcheriani». «Non c'è alcuna demonizzazione» del posto fisso, dice in tv. Ma «non è probabilmente giusto» neanche un legame «a tutti i costi» tra lavoratore e impresa. La parola d'ordine, secondo lei (che giudica si parli «troppo di articolo 18»), è flessibilità, anche in uscita. «L'importante è che chi perde un posto sia aiutato anche dall'impresa che l'ha licenziato a trovare subito un altro posto. Questa è la flessibilità buona». Ovviamente, sottolinea, «nessuno, mai, potrà licenziare per motivi di discriminazione: questo è inaccettabile». E «se un datore di lavoro trova che la flessibilità è un elemento positivo per ragioni organizzative e modalità produttive, la deve pagare di piu». Ma all'affermazione con cui la Fornero aveva detto che se l'accordo con le parti sociali non ci sarà la «riforma» si farà comunque, la Camusso replica che senza l'accordo essa «sarebbe ingiusta e inadeguata». Basta alla polemica «stucchevole e insopportabile» sulla monotonia del posto fisso. Troppe tutele? «Immagino che il professor Monti sia in grado di farci un elenco di quali sarebbero»: questo «sì è un ritornello monotono».
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