Monti accelera sull'articolo 18 «Alcuni hanno troppe tutele»
LAVORO. La settimana prossima nuovo round di incontri fra le parti sociali e il governo. Vertice fra i tre confederaliIl Prof: sul posto fisso mi spiace avere urtato qualcuno, riforma entro marzo. La Cgil: offensivo parlare di «lavoratori blindati»
ROMA Quella battuta sulla monotonia del posto fisso sarà stata anche equivocata, ma su una cosa Monti vuole essere chiaro: «Con il buonismo» sociale i partiti italiani non hanno di certo aiutato l'Italia. Insomma, non basta presentarsi ai cittadini «con il cuore in mano» per fare loro del bene: «Saremmo sicuramente più simpatici a farlo, ma faremmo il male dell'Italia e degli italiani più giovani». Il presidente del Consiglio torna a farsi intervistare - «è necessario comunicare perché non essendo stati eletti dobbiamo conquistare la fiducia dei cittadini», dice a Repubblica.it - per spiegare anche il senso della sua recente riflessione sul posto fisso. «Creare lavoro per i giovani», dice, «è un obiettivo centrale della politica economica e sociale di questo governo». Monti si dice «dispiaciuto» di aver potuto urtare la «sensibilità di qualcuno» ma spiega che il suo giudizio sul posto fisso voleva sottolineare la diffidenza degli italiani verso la mobilità. «I giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso tuta la vita». Quanto all'articolo 18, il tema - dice - «è centrale. Il nostro scopo è vedere come contemperare esigenze della garanzia dei diritti con forme che non scoraggino le imprese ad assumere». È «fine marzo», dice, «il termine che il governo si è dato per varare la riforma». Di certo, sostiene poi, così com'è l'articolo 18 scoraggia gli investimenti. Sul lavoro l'esempio da imitare è «la mitica Danimarca» dove ci sono «una serie di ammortizzatori sociali e reti di protezione per il lavoratore, non per il posto». Per l'Italia quello che serve è «dare meno tutele a chi oggi ne ha troppe ed è quasi blindato nella sua cittadella, e darne di più a chi è in forme estreme di precariato o è fuori dal mercato del lavoro». La Cgil replica con fermezza: «Al presidente del Consiglio piacciono evidentemente gli esempi estremi, ma parlare di “troppe tutele” per chi è “blindato nella sua cittadella” è non solo sbagliato, e non vero, ma anche un po' offensivo verso quei lavoratori», afferma il segretario confederale Fulvio Fammoni. Stessa posizione sull'articolo 18: il quadro italiano, sottolinea, è «drammatico» e «il presidente che fa? Dichiara che l'articolo 18 scoraggia gli investimenti in Italia». Le parti sociali torneranno a vedersi la prossima settimana, con un nuovo incontro sindacati-imprese mercoledì, in vista di un possibile, terzo, tavolo con il governo giovedì. Per fare il punto sulla riforma del mercato del lavoro, martedì 7 sono in programma incontri tecnici, distinti, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni imprenditoriali. Mercoledì, invece, nel tardo pomeriggio ci sarà un tavolo fra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza delle cooperative, Abi e Ania. Questo incontro sarà preceduto di qualche ora da quello tra i segretari generali delle tre confederazioni, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
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1 gelateio 04/02/2012 20:39 1107 commenti
Logico che nel privato,il posto fisso e´una fata morgana con i tempi attuali,ma creare lavoro e´pure difficile ,attivare i giovani verso attivita´di creare nuove aziende ,finanziate dallo stato,ed un controllo severo,ma se va male annulare il debito senza rancore ,e´se riprova approvare la nuova idea ...Perché se il debito e´bancario e´una vita rovinata ?