Ue, ok al fondo salva Stati: 500 miliardi di capacità

FIRMA A BRUXELLES
03/02/2012
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Herman Van Rompuy

BRUXELLES Il presidente permanente della Ue Herman Van Rompuy ha ufficializzato la firma del Trattato sul fondo salva-Stati permanente Esm avvenuta ieri. In una nota dice che il fondo avrà una capacità di 500 miliardi di euro, grazie a un capitale sottoscritto per 700 miliardi (sette milioni di quote da 100 mila euro; il consiglio dei governatori può chiedere in qualsiasi momento il versamento del capitale autorizzato non versato), e che l'adeguatezza di Esfs e Esm sarà rivista il primo marzo. Van Rompuy spiega che il fondo sarà un'istituzione finanziaria internazionale con base in Lussemburgo. Ma proprio ieri, quando sembrava ormai arrivata alla fine, la partita greca si è fatta sempre più complessa: gli ispettori internazionali hanno trovato un «buco» di 15 miliardi di euro, che né i creditori privati ancora in trattative col governo né i nuovi aiuti da 130 miliardi potranno coprire. E il commissario agli Affari economici Olli Rehn chiede aiuto all'Eurozona: serve uno sforzo maggiore, e lo possono fare solo i 17 Paesi dell'euro o la Banca centrale europea, che però finora non ha voluto essere coinvolta. Lo sforzo in più che Rehn chiede all'Eurozona significa che anche gli investitori pubblici, come le banche nazionali o le casse depositi e prestiti, potrebbero partecipare alle perdite. La Germania ha già detto no. Una doccia fredda sugli ottimismi arriva dal presidente dell'Eurogruppo: misure «ampiamente insufficienti», dice, senza una reale strategia, che hanno solo rimandato alla prossima riunione del 1° marzo gli aspetti più importanti della soluzione alla crisi. È dura l'accusa di Jean-Claude Juncker, e arriva proprio nel giorno della firma Ue del Trattato sul fondo salva-Stati permanente Esm. Intanto, l'Italia incassa un nuovo plauso di Bruxelles: il commissario agli Affari economici Olli Rehn sottolinea che, con le sue riforme, ha «riconquistato la fiducia dei mercati». «Abbiamo un mercato interno, una moneta unica, ma non abbiamo un'autorità economica centralizzata», dice invece Juncker, spiegando che al prossimo vertice Ue di marzo sarà necessario varare ulteriori misure per coordinare al meglio la politica economica dell'Eurozona.




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