Rai, allerta a Palazzo Chigi Camera, no a Cosentino
Parere contrario della commissione Giustizia del Senato ad alcuni articoli del decreto liberalizzazioni: il no riguarda il tribunale delle imprese, le nuove regole sulle professioni e la disciplina dei risarcimenti diretti. Lo rende noto il presidente della commissione Berselli: «Erano norme inaccettabili nel merito», dice, «e non sarebbero dovute rientrare in un decreto legge, per la mancanza dei requisiti di urgenza e perché non si prestavano a un serio confronto. Auspico che il governo prenda atto di questo motivato parere». CAOS RAI. Non è, questa, la grana più grossa che plana sul governo: il giorno dopo lo strappo sulle nomine di Maccari al Tg1 e Casarin alla Tgr, che ha portato alle dimissioni di Rizzo Nervo, a viale Mazzini il clima è teso. L'altro consigliere di area Pd Giorgio Van Straten non si dimetterà, «per dare battaglia» già dal cda di oggi. Gli sguardi in Rai sono però tutti rivolti a Palazzo Chigi per capire le prossime mosse di Monti. Il governo progettava interventi già prima dell'ultimo scontro, e la fase operativa dovrebbe partire presto, nonostante gli altolà del Pdl. Il presidente Paolo Garimberti intende vedere Monti, in qualità di ministro del Tesoro e azionista della tv pubblica. D'altronde Monti ha già detto che il governo agirà «nei limiti delle proprie competenze ed entro le scadenze». Per questo ha affidato il dossier al ministro dello Sviluppo Passera, al viceministro del Tesoro Grilli, e al sottosegretario Peluffo, per mettere a punto un piano d'azione entro febbraio. Il governo punterebbe in primo luogo al rinnovo del contratto di servizio tra ministero dello Sviluppo e azienda che scade in luglio. Non è escluso che si rinnovi il consiglio con le norme attuali, che consentirebbero comunque al governo di cambiare gli equilibri. IL CASO COSENTINO. L'Aula della Camera ha respinto per 20 voti la proposta dell'Ufficio di presidenza di costituirsi in giudizio nel conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Corte costituzionale dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sul «no», opposto dalla Camera stessa, alla richiesta di utilizzare le intercettazioni di Nicola Cosentino (Pdl). Per il sì hanno votato Pdl, Radicali e Udc (Casini: era «un dovere dopo il voto sulle intercettazioni»); contro Fli, Pd e Idv. Ha votato anche Berlusconi.
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