Monti: l'articolo 18 crea l'«apartheid»
I DIRITTI DEI LAVORATORI. Oggi all'incontro con la Fornero Cgil, Cisl, Uil e industriali non portano documenti comuni«Il posto fisso non esiste, cambiare è molto bello» Confindustria e sindacati: sintonia in vista del summit
ROMA Sì. No. È presto. Non è una priorità, però lo è. Il valzer del governo sull'articolo 18 continua anche alla vigilia dell'incontro di oggi che riunirà nuovamente la Fornero e le parti sociali. «Non è un tabù. L'articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo», dice Monti, annunciando l'intenzione di cambiare tutto, anche le regole sul licenziamento senza giusta causa. Secondo lui, l'articolo 18 ha determinato «un terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica a entrare». Ma i giovani devono «abituarsi all'idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia», azzarda. «È bello cambiare». La linea dell'esecutivo è non aprire tout court alla concertazione con i sindacati, che d'altronde escludono qualsiasi ipotesi di modifica dell'articolo 18. Ma va avviato un confronto: sì al dialogo ma su tutto. L'intenzione è chiudere in due mesi. Per Monti occorre però spingere ancora sulle liberalizzazioni perché «se prevarranno le resistenze corporative, gli italiani devono sapere che i tassi di interesse ritorneranno verso l'alto».Parla direttamente agli italiani anche per illustrare l'accordo fiscale di Bruxelles Il vincolo del debito - dice - «è severo ma non impossibile se saremo capaci di tornare a far crescere di più il Paese. L'Italia dispone di capitale pubblico», dice, «ma anche di grande capitale umano che non sempre è stato valorizzato». Per lui, dice, «nel 2013 si chiude una parentesi. L'appoggio che ci dà Berlusconi è fondamentale». E racconta: «Se mi sono avvicinato alla cosa pubblica», dice, «è perché nel 1994 Berlusconi, appena nominato presidente del Consiglio, mi ha chiesto se volevo fare il commissario europeo». Intanto, dal lungo confronto tra sindacati e imprese alla vigilia del tavolo con il governo sulla riforma del mercato del lavoro escono convergenze ma non un documento comune da portare oggi a Palazzo Chigi: ipotesi esclusa fin da subito dalle parti che già non avevano gradito, e soprattutto non condiviso, il documento presentato e poi non consegnato dalla Fornero al precedente incontro, che era appena il primo.
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