Lusi espulso dal gruppo Pd Nuovo caso-mattone nel Pdl
ROMA. È accusato di aver sottratto 13 milioni di euro dal conto della Margherita: rifiutata la fidejussione di 5 milioniInchiesta sul senatore Conti per una compravendita «d'oro» Rifiutata all'ex Dielle la richiesta del patteggiamento di un anno
ROMA Da giorni era scomparso da Palazzo Madama Luigi Lusi, irraggiungibile ai colleghi del gruppo Pd che volevano spiegazioni dei 13 milioni scomparsi dalle casse della Margherita. E così ieri il capogruppo Anna Finocchiaro, dopo avergli scritto una lettera rimasta senza risposta, ha riunito l'ufficio di presidenza che ha deciso la «massima pena» per il senatore: escluso dal gruppo, di fatto espulso. Non va meglio all'ex tesoriere Dl nè sul fronte giudiziario, visto che i magistrati hanno respinto la proposta di patteggiare un anno di pena, nè tra gli ex compagni di partito, non disposti a vedersi restituire solo una parte, circa 5 milioni, di soldi. Il Pd fa quadrato contro Lusi e, dopo la decisione del gruppo al Senato, è tutta una corsa a prendere le distanze dalla mela marcia: il responsabile Giustizia Andrea Orlando pretende le dimissioni da senatore, l'europarlamentare Debora Serracchiani sostiene che «chi ruba non può far parte del Pd». Toccherà ora al comitato dei garanti del Pd decidere se espellerlo anche dal partito dopo che Pier Luigi Bersani ha assicurato che «non si faranno sconti». Ma certo il danno di immagine è grosso per il Pd in primis e per la politica in generale ed infatti ieri tutti in Parlamento sembrano aver riscoperto la necessità di rendere più trasparenti i bilanci dei partiti e riformare il meccanismo dei rimborsi elettorali, dopo che l'iter sulle proposte di legge è fermo da luglio. Dopo aver parlato con i magistrati, Lusi preferisce tacere. O limitarsi a smentire «dichiarazioni virgolettate riferite da terzi e da me mai pronunciate con dati e fatti totalmente privi di riscontro ma pieni di colore e suggestione». Un silenzio che contribuisce ad alimentare un clima di sospetti tra gli ex compagni della Margherita sulla fine del «tesoretto» scomparso dai bilanci. Ettore Rosato, responsabile della campagna per le primarie di Dario Franceschini, smentisce che Franceschini abbia ottenuto da Lusi 4 milioni per la corsa alla leadership del Pd, come l'ex tesoriere disse a Parisi. Parisi si dice convinto della risposta del capogruppo Pd ma insiste sulla volontà di avere chiarezza sull'opacità dei bilanci. E c'è chi, come la deputata Pd Simonetta Rubinato, propone una sorta di class action di iscritti e eletti, costituendosi parte civile al processo. Ieri i pm hanno respinto come non congrua la proposta dei legali di Lusi di patteggiare per un anno e l'accordo potrebbe chiudersi con una condanna a 2 anni di reclusione o un pò meno visto che il massimo della pena è di 3 anni. Altro capitolo è quello dei soldi presi alle casse della Margherita. Una trattativa è in corso tra l'ex tesoriere ed i legali dell'ormai estinto partito: Lusi avrebbe depositato in procura una bozza di fidejussione bancaria che copre circa cinque milioni di euro ma, si apprende da fonti parlamentari, per gli ex colleghi di partito la cifra non è sufficiente a garantire la completa restituzione dei 13 milioni. IL CASO CONTI. Intanto le attività immobiliari tornano al centro di un nuovo caso in casa Pdl, che sembra avere con il mattone un rapporto quantomeno sfortunato. Si tratta di un caso di compravendita di un immobile romano da un fondo di gestione ad un ente previdenziale: a fare da mediatore il senatore pidiellino Riccardo Conti che, stando ad uno scoop realizzato dal Tg di La7, sarebbe riuscito in un solo giorno ad acquistare il palazzo, a pochi passi dalla Fontana di Trevi, a 26 milioni e mezzo di euro per rivenderlo, poche ore dopo, a 44 milioni. «Ricavare proventi dal proprio lavoro non è reato. Fare l'imprenditore in campo immobiliare è da sempre il mio mestiere e non è un mistero», si difende il senatore che si lancia contro l'«ignobile operazione politico-mediatica che ha visto con straordinario tempismo accostare il mio nome alla vicenda che riguarda il senatore Lusi». Due casi ben diversi, osserva lo stesso senatore: «In un caso si tratta di risorse pubbliche, nell'altro del mio lavoro privato». Conti dunque respinge le accuse e annuncia querele. «Appare fondato il sospetto che si sia imbastito nei suoi confronti un gigantesco polverone per tentare di oscurare ben altre vicende» lo difendono Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. La Procura di Roma aprirà anche in questo caso un fascicolo processuale sulla compravendita.
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