Romney a valanga, ma la corsa è incerta
PRIMARIE. Trionfo del candidato repubblicano in Florida con il 46%«Sono pronto a guidare il partito e gli Stati Uniti» Il rivale Gingrich: «Il risultato è tutto da decidere»
TAMPA (FLORIDA) Mitt Romney, abbattutosi come un ciclone sulla Florida strapazzando tutti gli avversari con uno squillante 46%, punta ora diritto a Barack Obama. La sua è stata infatti una vittoria netta, schiacciante, che rilancia l'ex governatore del Massachusetts, mormone e miliardario, verso la nomination repubblicana in programma a Tampa a fine agosto. Ma Newt Gingrich, l'ex speaker della Camera che non lo ha neppure chiamato per congratularsi, annuncia ancora una volta l'intenzione di andare fino in fondo. Così indebolisce un partito sempre più diviso tra moderati e pragmatici da un lato (premono per Romney, l'unico in grado di vincere) e radicali più vicini ai tea party antitasse (a loro piace Gingrich o l'ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum). Davanti a una folla in visibilio al Convention Center di Tampa, Romney ha esclamato poco dopo la vittoria: «Sono pronto a guidare il partito e gli Stati Uniti. Sta finendo l'era di Obama e sta cominciando un'era di prosperità: leadership vuol dire assunzione di responsabilità, non accampare sempre delle scuse». Parlando in un hotel di Orlando Gingrich ha fatto sapere dal canto suo che «la partita è tutt'altro che conclusa». Il suo ragionamento, decisamente ottimista, parte dal dato che una metà dell'elettorato repubblicano continua a non accettare l'idea di essere guidato da un «moderato del Massachusetts». E in linea teorica i numeri gli potrebbero anche dar ragione: se Mitt ha ottenuto il 46,4%, sommando il suo 31,9% e il 13,4 di Santorum, in effetti emerge un partito ancora spaccato a metà. Per questo motivo, di fronte a tantissimi fan Gingrich sintetizza che dopo il voto del Sunshine State «è iniziata una partita a due». Davanti a lui, i suoi agitavano grandi cartelli con su scritto: «46 to go», cioè il numero degli Stati in cui si deve ancora votare per le primarie repubblicane.
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