«Province, decidere» Monito di Napolitano

IL PRESIDENTE. L'appello: non scaricare sui giovani il debito pubblico
Napolitano chiede riforme e sacrifici per tutti ma con coesione sociale «Federalismo, un dovere»
01/02/2012
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

BOLOGNA Le riforme sono possibili, a cominciare dal federalismo fiscale, che è doveroso attuare. I sacrifici, i tagli mirati della spesa pubblica, la rinuncia a stili di vita e comportamenti dispendiosi che non possiamo più permetterci, sono necessari: « «Non possiamo, dal punto di vista morale, lasciare sulle spalle dei più giovani e di quelli che verranno la spaventosa eredità». Dobbiamo farli nel nostro interesse e per soddisfare le richieste dei partner europei, per avere «un'Italia più sobria» e con i conti in ordinei. Non dobbiamo trascurare «la qualità della condizione umana» valutandola con i parametri aggiornati del vero benessere. Ecco cosa serve adesso, ha detto Giorgio Napolitano agli amministratori dell'Emilia Romagna riuniti a Palazzo d'Accursio, a Bologna. Prima di lui il sindaco Virginio Merola ha ricordato con quali difficoltà i Comuni preparano i bilanci, e il presidente della Regione Vasco Errani, che ha elogiato la capacita del capo dello Stato di parlare «il linguaggio della verità». Napolitano così non ha esitato a pronunciare più volte la parola «sacrifici». L'Istat aveva appena diffuso i dati sul nuovo record della disoccupazione, al top dal 2004, un giovane su tre senza lavoro. Napolitano aveva appena saputo che a Bruxelles Monti ha vinto la battaglia per ridimensionare l'entità annuale di rientro del debito pubblico imposta all'Italia, rendendola affrontabile, ma pur sempre gravosa. Napolitano ha dunque parlato avvertendo la responsabilità del momento, della sfida che l'Italia deve vincere per restare un Paese all'altezza delle sue ambizioni e delle sue potenzialità. E ha detto che a questo punto ci sono scelte concrete da fare, anche dolorose. Bisogna farle puntando alla coesione sociale sforzandosi di «evitare che le scelte pubbliche suscitino conflitti con i vari interessi rappresentati e che i conflitti diventino dirompenti». Ma, ha puntualizzato: «Coesione sociale non può significare immobilismo». I tagli, secondo il capo dello Stato, vanno fatti «non alla cieca, sarebbe fuorviante», ma con un siostema oculato: «Siamo in un tunnel da cui possiamo uscire solo con i sacrifici. Stiamo attenti, ci sono spinte troppo conservatrici nella nostra società. Così non si può andare avanti, non si può fare come nei decenni passati, in cui in Italia, in Europa, in America con la spesa pubblica si è vissuto al di sopra delle possibilità, anche se ciò non è vero per tutti i gruppi sociali. Dobbiamo fare i conti con un mondo cambiato. Nessun gruppo sociale può essere esentato dai sacrifici necessari». Mentre il governo rimette in ordine i conti pubblici, ha ripetuto Napolitano, i partiti e il Parlamento devono fare le riforme che sono già «in ritardo», a cominciare dal bicameralismo e dal completamento della revisione delle Province, sulle quali «si è andati avanti e indietro» lasciando la riforma a metà. Si faccia anche il federalismo fiscale, ha aggiunto, polemizzando con i rappresentati della Lega che hanno disertato l'incontro di Bologna e lo hanno accusato di aver frenato quella riforma: non è così, ha spiegato: «Ho sempre detto che il Titolo V della Costituzione rende un dovere attuare il federalismo fiscale. Dunque si verifichi se ciò che si è finora proposto va bene e si può andare avanti. Altrimenti si decida come apportare delle modifiche».




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