Vaticano, prepensionato il paladino dei migranti
CHIESA. Il Papa accoglie la richiesta dell'arcivescovo MarchettoSi congeda per anzianità il prelato che ha fustigato Francia e Italia su rom e respingimenti in mare
CITTÀ DEL VATICANO
L'arcivescovo Agostino Marchetto, le cui posizioni sono state spesso al centro di polemiche sulle scelte dei governi verso immigrati e rom, non è più il segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e gli itineranti. In vista del compimento dei 70 anni di età, Marchetto aveva presentato spontaneamente le sue dimissioni, con l'intenzione di dedicarsi ai suoi prediletti studi storici sul Concilio Vaticano II. E proprio alla scadenza dei 70 anni, il 28 agosto, Benedetto XVI le ha accolte. Si tratta di un congedo anticipato, poiché Marchetto, in qualità di ex nunzio, ha usufruito della possibilità concessa ai diplomatici vaticani di andare in pensione a 70 anni, anziché a 75. E anche se la sua scelta viene presentata come personale e spontanea, motivata dalla volontà di approfondire gli studi sul Concilio, la rapidità con cui le dimissioni sono state accettate son il sintomo evidente di quanto le prese di posizione dell'arcivescovo difensore di nomadi e immigrati, le sue critiche al governo italiano sulla politica dei respingimenti in mare e sulle ronde di città oppure a quello francese sulle espulsioni delle comunità rom, fossero diventate scomode all'interno delle mura vaticane. Lui stesso però sgombra il campo da supposizioni: «Le mie dimissioni sono motivate da stanchezza e motivi di salute. Non è vero che la mia domanda di dimissioni sia stata "immediatamente" accolta perché ho presentato la richiesta più di un anno fa al Papa».
Nato nel 1940, di origini vicentine, Marchetto ha alle spalle 30 anni di carriera diplomatica, con incarichi in nunziature in Zambia e Malawi, nei primi anni '70 a Cuba, poi in Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Mozambico. È stato pro-nunzio in Madagascar e Isole Mauritius, quindi dal 1990 nunzio in Tanzania e poi in Bielorussia. A Roma è stato osservatore al Comitato Fao per la sicurezza alimentare, fino a quando, il 6 novembre 2001 Giovanni Paolo II lo ha nominato segretario del Pontificio Consiglio per i migranti.
Numerose le occasioni in cui aveva fatto sentire la sua voce sulle politiche dell'immigrazione condotte dai governi europei. Negli ultimi tempi hanno fatto molto discutere le sue critiche al governo francese con cui definiva «illegittime», in base alle norme europee e al diritto di ingresso e insediamento, le espulsioni di intere comunità rom. A famigliacristiana.it il 27 agosto aveva ribadito che «la Chiesa difende coloro che soffrono» e «se parla non è di destra o di sinistra: difende solo i diritti umani». Sui rom aveva poi sottolineato che «non si può colpevolizzare un'intera popolazione perché alcuni delinquono». Inoltre: «Abbiamo dimenticato 600 mila zingari uccisi nei lager di Hitler. Li ha dimenticati il mondo e l'Europa». VERONA
«Ho difeso Unicredit quando fu messa sotto accusa per aver acquistato, con l'intero pacchetto azionario della Italpetroli, anche la Roma Calcio perché si trattava di un'operazione di tutela dei crediti ingenti dell'Istituto nei confronti della famiglia Sensi. Con la garanzia di 1315 milioni di euro per l'acquisto del giocatore del Milan Borriello, invece, si ha l'impressione che Unicredit, anziché accelerare la dismissione della sua partecipazione alla proprietà della squadra, stia continuando a investire nella sua gestione». Così il sindaco di Verona, Flavio Tosi, commenta la notizia sul finanziamento dell'acquisto del calciatore da parte dell'istituto di credito. «Che una grande banca con una radice pubblica, derivata anche dalla fusione di alcune Casse di risparmio territoriali, investisse in una squadra di calcio era comunque un'operazione ai limiti del rischio d'impresa e dell'etica», ha detto Tosi, «considerato anche il fatto che la Roma non aveva dato grandi utili alla famiglia Sensi, semmai il contrario. Meglio sarebbe stato se la garanzia di tutti quei milioni anziché per garantire l'occupazione di un solo giocatore, fosse stata invece dedicata, in un momento di grave crisi di cui Unicredit è certamente consapevole, alle piccole e medie imprese, anche del Lazio, che generano sicuramente più occupazione e più sviluppo».
Di Unicredit Tosi ha parlato anche in una intervista al quotidiano La Stampa: se da un lato il sindaco elogia il leader libico Gheddafi, dall'altro resta critico sulla presenza dei libici nel capitale di Unicredit: «A giudizio di noi della Lega non è nell'interesse nazionale. Ma Gheddafi ha fatto quello che, dal punto di vista libico, è interesse nazionale». Un'attenzione, quella del sindaco su Unicredit, che si trasferisce di conseguenza sulla Fondazione Cariverona, uno dei principali azionisti del gruppo guidato dall'ad Alessandro Profumo.
Martedì Tosi aveva espresso timori per il mantenimento dei livelli occupazionali di Unicredit a Verona e ha chiesto di conoscere dove saranno effettuati i tagli, visto che si parla di esuberi. E su questo punto Cariverona, in quanto azionista forte, dovrà far valere il proprio peso. Proprio per questo il sindaco ha già espresso le terne per il rinnovo del Consiglio generale di Cariverona e ha trovato l'intesa con il Pdl che in un primo momento era apparso critico. L'accordo con il sottosegretario Giorgetti, coordinatore veneto, è che quando dal Consiglio generale qualche consigliere passerà nel consiglio esecutivo e dovrà così dimettersi, entreranno consiglieri in quota Pdl. La maggioranza di centrodestra quindi va avanti unita verso l'obiettivo: maggior ruolo degli enti locali e della politica nelle sedi in cui si decide come e dove procedere con le erogazioni.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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