Herat, esplode un ordigno: morti due artificieri italiani

AFGHANISTAN. Salgono a 29 i nostri militari uccisi dal 2004. Berlusconi: dobbiamo esserci. Il Pd: chiarire le strategie
I soldati del Genio avevano disinnescato un primo ordigno Aperta un'inchiesta: La Russa riferisce oggi in Aula alla Camera
29/07/2010
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Due soldati italiani in Afghanistan: dal 2001 la coalizione internazionale ha perduto circa duemila militari

KABUL
È ancora uno Ied - un ordigno improvvisato - a seminare la morte tra i militari italiani in Afghanistan. Ieri l'esplosione non ha però sorpreso i soldati in pattuglia su un blindato, ma mentre erano a piedi occupati a perlustrare una zona vicino ad Herat dopo avere appena disinnescato un'altra bomba. Ferita una soldatessa. È accaduto nel pomeriggio, in una zona a circa 8 km dal centro di Herat. La polizia afghana individua una bomba rudimentale e chiede l'intervento degli specialisti artificieri degli Alpini. Parte team del 3° reggimento Genio. Gli artificieri disinnescano la bomba, ma mentre perlustrano a piedi la zona circostante per accertare l'eventuale presenza di altri ordigni, il primo maresciallo Mauro Gigli, di 41 anni, due figli, ed il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, di 33, vengono investiti ed uccisi dall'esplosione. A seguito dello scoppio riporta lievi escoriazioni anche una soldatessa, il capitano Federica Luciani. Si parla anche di due afghani morti, ma il comando italiano riporta solo il ferimento lieve di un civile. Gigli era nato il 3 aprile 1979 a Sassari ed era effettivo al 32° Reggimento Genio di Torino, nella Brigata Taurinense. Venti giorni fa, intervistato dal Tg1, aveva raccontato: «Il momento più delicato del disinnesco degli Ied è quando c'è l'approccio manuale da parte dell'operatore, che deve affrontare l'ordigno. Ogni intervento è a sè, e ogni intervento, dall'attivazione fino alla conclusione, è un susseguirsi di tensione e di adrenalina».
De Cillis invece era nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie, Bari, ed era del 21° Reggimento Genio di stanza a Caserta. Con la loro morte sale a 29 il numero degli italiani caduti in Afghanistan, dall'inizio della missione nel 2004. Un'inchiesta è in corso per accertare la dinamica dell'accaduto. Le due vittime avevano all'attivo numerose missioni all'estero e un elevato numero di disinneschi.
Oggi pomeriggio alla Camera si terrà un'informativa del governo. «Provo dolore, sono rattristato per la notizia», ha detto il premier Berlusconi, che ha inviato il proprio cordoglio alle famiglie dei militari e ha ricordato che queste azioni «rafforzano l'idea che dobbiamo esserci». Anche il presidente Napolitano ha espresso «sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei familiari dei caduti». Il ministro della Difesa La Russa ha spiegato che quanto accaduto non cambia la missione italiana: «Gli impegni internazionali vanno mantenuti, ci sono rischi che sappiamo di correre, ma vogliamo che il loro sacrificio non sia vano e che la lotta contro il terrorismo possa essere combattuta a partire dal 2013 dalle forze afghane in modo che i nostri possano tornare a casa». E Fassino (Pd) chiede: «Il governo riferisca sulla strategia con cui si intende accelerare un approdo di sicurezza e stabilità nella regione».