Wikileaks, carte 2007: «Da Roma più truppe, però in segreto»

29/07/2010
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Leader nel 2007: Bush e Prodi

Trattative riservate tra Roma e Washington e soldati inviati in Afghanistan quasi in segreto, «con discrezione», per non urtare «la sensibilità politica» nazionale, cioè i faticosi rapporti tra il presidente del Consiglio e la parte sinistra della sua coalizione. Ecco alcune delle rivelazioni sull'Italia di Wikileaks che descrivono il dietro le quinte del Governo Prodi nel 2007 quando il professore era costretto a sudare le sette camicie per districarsi tra l'esigenza di essere presente sulla scena internazionale, le pressanti richieste americane e l'avversione all'impegno militare dell'ala radicale della sua esigua maggioranza.
Sono passati solo tre anni ma sembrano trenta dal punto di vista politico e i rapporti riservati diffusi da Wikileaks aprono uno squarcio sul lavoro diplomatico che si svolse tra le due sponde dell'Atlantico. Così vengono confermati i rapporti non facili tra Romano Prodi e il presidente americano George W.Bush, nell'attesa di un incontro che, ad un anno dall'elezione del leader democratico a Palazzo Chigi, era diventato «un problema politico». E vengono confermate tutte le difficoltà di Prodi a fare fronte alle richieste di Washington per un aumento delle truppe italiane a Kabul. Un contesto politico ben diverso dall'approccio dell'attuale governo, che oggi, per voce del premier Berlusconi, nel giorno della morte di altri due militari italiani ad Herat, ha ribadito senza la minima difficoltà politica che in Afghanistan, l'Italia «deve esserci», nonostante tutto.
Wikileaks rivela anche che, nella primavera di tre anni fa, le relazioni tra Usa e Italia non erano idilliache. Il caso del militare statunitense Mario Lozano, che finì sotto processo dalla procura di Roma per l'omicidio del funzionario del Sismi Nicola Calipari, era poi una vera spina nel fianco per l'amministrazione, tanto che Negroponte esortava il governo italiano a far capire al tribunale romano che «le azioni sul campo di guerra esulano dalle sue competenze», evidenziando che «un processo in contumacia è un messaggio orribile e va stoppato». Ferma, la risposta di Castellaneta: ci sono «poche speranze» perchè il processo «sia rallentato o interrotto». L'Italia, nei rapporti segreti americani, compare anche per alcuni incidenti sul campo. Come quello citato dall'informativa del 7 luglio 2008, quando, «un ufficiale italiano sparò a un funzionario dei servizi segreti afghani», che restò ferito. Gli italiani, che si stavano muovendo «su tre veicoli», furono arrestati e poi «subito rilasciati».