Pusher ucciso, carabiniere indagato

CASO MARRAZZO. Il maresciallo Testini: mio il video del ricatto. Inquirenti alla ricerca del film: c'era il morto Capasso?
26/03/2010
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Brenda, la transessuale morta

ROMA
Nuove ombre sul caso della morte di Brenda, la trans coinvolta nell'affaire che condusse alle dimissioni del presidente della giunta regionale laziale Piero Marrazzo. Dopo l'accusa di omicidio volontario nei confronti del carabiniere Nicola Testini, responsabile secondo i magistrati di aver consegnato una dose letale di droga a Gianguarino Cafasso (il pusher delle trans che incrociano tra via Gradoli e via Due Ponti), si aprono nuovi interrogativi sulla seconda morte della storia: quella, appunto, della transessuale brasiliana. Ieri a Regina Coeli si è svolto l'interrogatorio di Luciano Simeone, uno dei quattro carabinieri sotto inchiesta per l'ipotesi di ricatto all'ex presidente: «Il video che ritrae Marrazzo insieme alla trans l'ho girato io col collega Tagliente», conferma Simeone, che nega di aver portato la cocaina nel'appartamento di via Gradoli. I pm vogliono recuperare il «girato completo» dell'irruzione fatta dai carabinieri il 3 luglio nell'appartamento, quando fu sorpreso Marrazzo, per capire se c'era anche Cafasso. Alla ricerca della vesione integrale, i carabinieri hanno perquisito lo studio del difensore di Cafasso, e hanno acquisito l'hard disk dell'avvocato.
Dei quattro carabinieri indagati, Simeone e Carlo Tagliente sono detenuti; Antonio Tamburrino e Nicola Testini, il maresciallo indagato anche nell'inchiesta sulla misteriosa fine di Cafasso, sono liberi. «È una cosa assurda, non c'entro», dice Testini. Il maresciallo fu arrestato in ottobre, e il gip che confermò la custodia cautelare ne sottolineò la pericolosità definendolo «l'organizzatore dell'illecita operazione». Testini finì in carcere insieme ai colleghi Simeone, Tamburrino, Tagliente accusati a vario titolo di estorsione, violazione della privacy e violazione di domicilio ma soprattutto concussione ed estorsione. Cafasso fu trovato poi cadavere in un hotel romano. Per il gip, il maresciallo si inserì «nella vicenda fin dall'inizio», trattando anche con l'agenzia milanese». «Prendono corpo ipotesi inquietanti», dice uno dei legali di Brenda.