Liste, Berlusconi attacca: un disegno contro di noi
VERSO LE REGIONALI. Il Cavaliere accusa giudici, sinistra e giornali per l'esclusione del Pdl a RomaIl premier parla di «porcheria» Il Lazio ricorre alla Consulta sul decreto. Bossi: «I radicali? Non mi avrebbero fermato»
ROMA
C'è un «disegno ben preciso» dietro l'esclusione della lista del Pdl dalle elezioni regionali nel Lazio. Lo denuncia Silvio Berlusconi che, in una manifestazione elettorale nella capitale, presenti tutti i candidati del partito e la candidata a governatore Renata Polverini, ha accusato la sinistra e i magistrati politicizzati di aver organizzato una sorta di complotto per far vincere l'opposizione «a tavolino».
«Stanno tentando di fare una grande porcheria», ha affermato il presidente del consiglio sostenendo che il caos delle liste elettorali «non è un caso ma un disegno ben pensato». E non è certamente «un pasticcio» creato, come si sostiene, da esponenti del Pdl.
«La magistratura di sinistra», ha accusato Berlusconi, «quella politicizzata che usa i suoi poteri a fini politici, ha dettato i tempi di questa campagna elettorale». Ad un certo punto, ha aggiunto riferendosi ad una magistrata della Corte d'Appello di Roma di cui si sono occupati i giornali, «esce anche una magistrata che, guarda caso, ha il ritratto del Che in un angolo dell'ufficio».
Berlusconi però ora assicura di avere fiducia del Consiglio di Stato che dovrà pronunciarsi su un ricorso contro l'esclusione della lista del Pdl dalle elezioni, perché «non può chiudere gli occhi per non dare torto agli altri giudici. Sono convinto che non ci sia nessuna ragione per impedire al primo partito italiano di non essere presente nella circoscrizione di Roma».
«È il colmo», ha affermato il Cavaliere, «l'atteggiamento di questa magistratura, di questa sinistra e di questi giornali che hanno messo in bocca delle parole al presidente del Consiglio contro i nostri uomini che io non ho mai pronunciato». Questo dimostra che «la sinistra e la sua mano giudiziaria non hanno perso il vizio» e «vogliono vincere senza avversari». E così accade che, mentre l'Italia manda i propri soldati in Afghanistan per permettere lo svolgimento delle elezioni, «nella capitale italiana viene interdetto» il diritto di votare. Scherzando ha aggiunto: «allora per coerenza richiamiamo i nostri soldati». Cosa fa la sinistra, chiede Berlusconi. «Fa una manifestazione contro il golpe, quando c'è un decreto legge (il salva-liste, ndr) firmato dal presidente della Repubblica». In piazza con la sinistra ci sarà «un amalgama terrificante con il campione di giustizialismo Antonio Di Pietro, quello di faziosità Bersani e la campionessa di cultura radicale Bonino».
Il Pdl attende intanto che il Consiglio di Stato e la Corte d'Appello (l'esito è presto per oggi) si pronuncino sui ricorsi contro l'esclusione della propria lista. A questi ricorsi si è aggiunto anche uno della Regione Lazio che ha chiesto alla Corte Costituzionale di sospendere il decreto salva-liste. La decisione ci sarà giovedì 18, ma non è escluso uno slittamento di qualche giorno se nel frattempo arriveranno anche i ricorsi preannunciati dalle Regioni Toscana e Piemonte.
Se concessa, la sospensione di una legge o di un decreto in via cautelare per opera della Corte Costituzionale avverrebbe per la prima volta in assoluto. Questa possibilità è stata introdotta nel 2003 dalla legge la Loggia.
Umberto Bossi è tornato nuovamente sulla questione delle liste: «Io avrei mandato a portare le liste delle persone perbene, ma anche qualche persona decisa». Non basta, al veleno, Bossi, ha aggiunto sarcasmo: «Farsi mettere sotto dai radicali è il massimo. È gente che digiuna e che quindi non ha molte energie addosso».
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