L'imputato Dell'Utri: «Cambiare la legge sul concorso esterno»

LA POLEMICA. Il senatore del Pdl contro i giudici dell'Appello
«Non è un reato». E vanno regolamentati i pentiti «che non possono parlare dopo così tanti anni»
  • 30/11/2009
 
Zoom Foto

Dall'archivio: Vittorio Mangano

ROMA
«Sono tranquillo con la mia coscienza», dalle procure «non mi aspetto nulla, solo che si acclari la verità su quelle che sono evidenti e assolute falsità». Anche se «sono certo» che la stampa continuerà a «montare il caso». Intervistato da Lucia Annunziata, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri si è difeso e ha contrattaccato sulle vicende che vedrebbero il suo nome accanto a quello di Silvio Berlusconi nella riapertura delle inchieste sulle stragi di mafia del 1993. Nel mirino anche Gaspare Spatuzza, il pentito le cui rivelazioni hanno scatenato la nuova bufera, e che deporrà venerdì prossimo a Palermo nel processo di Appello a carico del senatore Pdl (condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa), in merito ai presunti rapporti tra Cosa Nostra e il premier Berlusconi e Dell'Utri. Secondo il senatore i verbali di Spatuzza sono stati tirati fuori per condizionare il processo che poteva avere una conclusione «positiva», ed è evidente il complotto di «giudici, sinistra e poteri forti e occulti».
La legge sui pentiti «va cambiata» per Dell'Utri: «Io ho un evidente conflitto d'interesse, però parlo a nome delle migliaia di persone che hanno avuto la vita rovinata dai pentiti e poi sono stati assolti perché il fatto non sussisteva». «I pentiti sono utili, ma vanno regolamentati, come negli Usa. Come può essere ammissibile che dopo 15 anni uno si alza e dice "Dell'Utri e Berlusconi hanno fatto questo"? Perché quelle cose non le ha dette prima?». Dell'Utri ha poi affermato che il «concorso esterno per mafia non è un reato» («come scriveva Plinio il Giovane il reato di lesa maestà è l'unico che consenta di incriminare un non criminale») e che Berlusconi non si fa processare perché «ha un carattere diverso» dal suo e «ritiene una vera ingiustizia essere accusato di cose inesistenti».
Sul giudizio su Mangano, il famoso stalliere di Arcore, nessun rimorso: «Ho detto che era un eroe e lo ripeto». «Era stato un anno con me perché lavorava nella villa di Berlusconi, è venuto fuori dopo che era in odore di mafia, non potevo saperlo. Dal carcere non ha detto nulla contro me o Berlusconi, anche se gli era stato promesso di uscire». Per Dell'Utri nel Pdl «c'è dialettica interna, ma nessun complotto contro Berlusconi. Se il premier cadesse sarebbe la fine anche per Fini, perché è solo Berlusconi che tiene tutto».
Se il Pdl, con il senatore Piero Longo, ritiene «giusta e fattibile» l'ipotesi che per iniziativa parlamentare si modifichino le norme indicate da Dell'Utri, un altolà si leva dal Pd, in particolare da Andrea Orlando, presidente del Forum giustizia:«Comprendiamo che Dell'Utri voglia difendersi, ma è davvero poco credibile il tentativo di ispirare modifiche alle leggi antimafia ritagliate sul suo caso». A sollevare pesanti dubbi sulla gestione di Spatuzza da parte degli inquirenti è invece il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, secondo cui le dichiarazioni del pentito sarebbero arrivate «a rate» e ritiene che la legge del 2001 abbia giustamente previsto un termine di 180 giorni per le dichiarazioni.
Quanto al concorso esterno in associazione mafiosa, Piero Longo (Pdl), uno dei legali del premier, dà ragione a Dell'Utri e auspica una «interpretazione autentica» per via legislativa del 416 bis (associazione mafiosa), così da precisare che «non è possibile il concorso esterno perché già esiste il reato di assistenza agli associati» oppure il favoreggiamento reale o personale.