«La mia battaglia?
 Nessuno più
come Eluana»

BEPPINO ENGLARO
03/05/2010
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Beppino Englaro

Gli occhi non mentono. Quello di Beppino Englaro è uno sguardo limpido, fermo nella determinazione ad agire secondo i principi di legalità e libertà. Difficile concepire che abbiano potuto chiamarlo 'assassino'. In lui nessun livore, nessuna acredine dopo una battaglia durata 6233 giorni, 9 sentenze e un decreto affinché a sua figlia Eluana, in stato vegetativo irreversibile dopo un incidente, fosse concesso di abbandonare una condizione di vita che, avesse potuto parlare, avrebbe rifiutato. È stato suo padre a darle voce e a lottare per lei mantenendo fede ad un patto di fiducia che legava la famiglia e che emerge chiaro dalla lettera di Eluana ai genitori che apre il libro "La vita senza limiti, la morte di Eluana in uno Stato di diritto" scritto con la giornalista Adriana Pannitteri. Beppino Englaro l'ha presentato venerdì alla libreria Mondadori "Quarto potere" di Vicenza in un incontro organizzato dall' associazione culturale Cartacanta.

Englaro, se verrà approvata la legge sul fine vita ora in discussione alla Camera le Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento, non avranno valore. L'obiettivo è evitare altri 'casi Eluana'. Le sue battaglie cosa hanno cambiato?
È cambiata la consapevolezza di un Paese, non sono più un randagio che abbaia alla luna. Come diceva Pulitzer "un'opinione pubblica bene informata è una Corte Suprema". La gente ora conosce i rischi della rianimazione ad oltranza, sa - come ha stabilito la Cassazione - che nessuno può decidere della vita di una persona per o al posto di un altro , ma con chi quella persona l'ha conosciuta bene, per questo sono convinto che la legge che voteranno non potrà essere applicata, pioveranno ricorsi e sarà giudicata incostituzionale. Inoltre, se volevano tenere in vita mia figlia a tutti i costi, a maggior ragione non sono in condizione di negare tutta l'assistenza e il sostegno possibili alle famiglie di tantissimi malati.

Per diciassette anni ha vissuto con l'unico obiettivo di dar voce a sua figlia. Oggi per cosa vive?
Vorrebbero che Eluana fosse un 'incidente di percorso', vorrebbero farmi stare zitto, ma non ci riusciranno. Oggi vivo per andare fino in fondo perché nessuno sia costretto a trovarsi nella situazione in cui altri possano disporre del loro corpo .Vita, morte dignità e libertà: in casa nostra erano principi così chiari… Come si evince dalle stesse parole di Eluana riportate nel libro eravamo un nucleo fondato sul rispetto e sull'aiuto reciproco: l'idea che qualcun altro all'infuori di questo nucleo potesse decidere delle nostre vite era inconcepibile.

Ha affrontato un lungo iter giudiziario, il caso ha scatenato uno scontro istituzionale, l'hanno chiamata 'assassino' ed è stato messo sotto inchiesta per omicidio. Cosa le ha fatto più male?
L' unico vero dolore era non poter liberare mia figlia e dover assistere inerme alla quotidiana manipolazione del suo corpo da parte di altri: proprio ciò che lei, un purosangue della libertà, non avrebbe mai accettato.

In questi lunghi anni è mai stato tentato di trovare un'altra strada per mettere fine a quella situazione come qualcuno le aveva suggerito?
Mai: sarebbe stata una barbarie trovare qualsiasi altra strada. Sono profondamente convinto che la vera libertà è nella società. Avrei potuto aver contro anche il mondo intero ma non me stesso. Queste situazioni vengono create dentro la scientificità e le strutture cliniche ed è solo in questo contesto che devono essere risolte. È un problema universale di cui ancora nel 2000 con un appello di medici, avvocati, giudici e filosofi avevamo investito la politica.

La politica se ne è occupata a forza di sentenze che le davano ragione. Hanno pesato di più le convinzioni etiche, la Chiesa o la convenienza politica nella bagarre?
La politica non si poteva comportare peggio. Cosa non ha fatto la politica, cosa non hanno fatto le gerarchie ecclesiastiche in questa vicenda … Ma riguardo il calcolo sulla convenienza che la politica poteva trarre da certe prese di posizione ho sempre invitato tutti a guardare oltre: non mi riguarda, io rispondo del mio operato.

Lei ha fermamente voluto seguire un percorso nel rispetto della legalità. Colpisce in un Paese in cui per ottenere qualcosa si preferisce aggirare le leggi anziché rispettarle. C'è bisogno di persone rigorose su questo. Si metterebbe al servizio della politica?
Avevamo una creatura stupenda, la strada che abbiamo percorso era l'unico modo per rispettare Eluana. Io la politica la faccio così, da cittadino, questa è la vera 'polis', non ho il minimo dubbio e tutti possiamo farla. Ma non accetterò mai una candidatura, bisogna avere un altro carattere.

Ha detto di aver avuto un punto di vista privilegiato per riflettere sul mondo. Che cosa ha imparato nel bene e nel male?
Che non si può far affidamento su nessuno e che il fulcro di tutto è la famiglia, proprio come diceva Eluana nella lettera che apre il libro.

In quella lettera Eluana parla di voi genitori come del più bel dono che Dio le ha fatto. Ma lei ci crede in Dio?
Dopo tutto quello che ho visto Dio per me rimane un grosso punto interrogativo, ho bisogno di tempo. Però, vede, non posso barare con me stesso e se Dio c'è questa coscienza me l'ha data lui. Dovevo rispondere alla mia coscienza o al 'bla, bla, bla' universale? Lui la risposta la conosce.

Cinzia Zuccon Morgani

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