Le rubano l'identità (su facebook?) e i soldi

IL CASO. La vicenda di una vicentina: con i suoi dati e documenti falsi sono state compiute spese per 25 mila euro. Una donna in Svizzera ha acquistato un'auto e vari elettrodomestici attivando finanziamenti con il nome dell'ignara vittima del raggiro
29/08/2009
Zoom Foto
Una schermata di facebook, uno dei social network più diffusi

Vicenza. È uno dei rischi dei social network: quello di inserire su internet, e cioè a disposizione di tutti, la propria foto e i propri dati personali, fra cui la data di nascita. Lo sa bene una donna vicentina, Silvia B., 35 anni, dipendente pubblica, che nelle scorse settimane ha sporto denuncia ai carabinieri per truffa e sostituzione di persona. Qualcuno, nel giro di qualche settimana, presentandosi a nome suo e con documenti fasulli a lei intestati, ha aperto un conto corrente ed ha fatto una serie di acquisti attivando dei finanziamenti. Ora la vicentina si trova con un debito complessivo di circa 25 mila euro, senza sapere chi ringraziare.
Ma procediamo con ordine. Silvia è iscritta da tempo a facebook, il social network su internet per contattare vecchi e nuovi amici. Nelle pagine pubbliche, cioè quelle consultabili anche da chi non è riconosciuto come "amico", sono disponibili dei dati: oltre a nome e cognome, la fotografia, la città dove si vive e la data di nascita. Fra l'altro, nel caso di Silvia, con una piccola ricerca sempre su internet era possibile trovare anche il suo indirizzo di casa e il numero di telefono fisso dei suoi genitori, tutti pubblicati su un sito web al quale si è iscritta coltivando un hobby.
Una truffatrice, che probabilmente deve avere una somiglianza fisica con Silvia, ha preso nota dei suoi dati e si è attivata per costruirsi in casa - o farsi realizzare da qualche falsario - una carta d'identità contraffatta con i dati della vicentina. Ed ha pensato alla maniera per far fruttare quel documento illecito.
La truffatrice si è recata in Svizzera, al confine con l'Italia, dopo aver aperto un conto corrente in una banca lombarda, nel quale aveva depositato pochi soldi. Ha acquistato una vettura - una Ford Focus - e al concessionario ha presentato la sua carta d'identità falsa e una busta paga, ottenendo un finanziamento. Nel giro di qualche giorno, poi, ha fatto incetta di elettrodomestici e altre apparecchiature (cellulari, navigatori, dvd, stereo) comprandoli in centri commerciali diversi sempre con il medesimo sistema. Per tutti i venditori il riferimento era Silvia B. di Vicenza.
In realtà, sono bastate le prime rate per fare andare in rosso quel conto corrente. E a Silvia sono iniziate ad arrivare raccomandate e telefonate per segnalarle che il conto era in rosso, che c'erano le rate da pagare e che i conti non tornavano.
Alla prima chiamata Silvia ha pensato ad un errore. Poi si è resa conto che qualcosa non funzionava, ed ha fatto presente che lei di conti in Lombardia e di auto in Svizzera non ne sapeva nulla. «Non ci sono neanche mai stata», ha spiegato più volte. Alla fine, consigliata da un legale, si è rivolta in caserma per raccontare quanto le è accaduto. I cosiddetti "furti d'identità" sono invero più frequenti di quanto non si creda, e il fenomeno dei social network è destinato a vederli aumentare.

Diego Neri

Diego Neri

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