Per donare un rene al marito
riesce a dimagrire di 34 chili
UNA BELLA STORIA. Una coppia abruzzese (lui è un colonnello della guardia di finanza) operata al S. Bortolo dopo due anni di esamiLei, volitiva e coraggiosa, non s’era persa d’animo quando le avevano detto che pesava troppo per essere operata
Vicenza. Una bella storia d'amore: protagonista una coppia che abita a Villa Rosa, piccola frazione di Martinsicuro tra le foci dei fiumi Tronto e Vibrata, a pochi chilometri da Teramo. Lei, la moglie, dona un rene al marito colpito da una malattia, la glomerulonefrite, che lo stava riducendo alla schiavitù della dialisi.
Lei si chiama Laura Cantani, ha 37 anni, ed è una donna coraggiosa, volitiva, tenace. Lui si chiama Elio Reginella, ha 59 anni, è colonnello della guardia di finanza ad Ancona, ed è un uomo trasparente, discreto, riservato.
«Non voleva chiamare neppure i suoi colleghi di Vicenza. Sono stata io a informare il colonnello Morelli, che mi ha aiutato molto. Sono stati tutti disponibili». Fino all'ultimo Elio ha cercato di dissuadere la moglie. «Mio marito non voleva, il pensiero che mi togliessero un rene lo traumatizzava. Alla vigilia dell'intervento mi ha parlato fino alle 4 del mattino. Dài, mi diceva, facciamo le valigie, e torniamo a casa».
Ma lei, determinata, non ha mollato: «Salutandolo per entrare in sala operatoria gli ho detto: per favore, non rompere più. Sapevo che si può vivere con un rene solo. C'è voluta tutta la mia forza per vincere questa battaglia. Importante era raggiungere l'obiettivo».
Laura, però, ha fatto molto di più. È solare mentre racconta quella che anche ai medici all'inizio sembrava un'impresa impossibile. Lei, due anni fa, quando si presentò per la prima volta a Stefano Chiaramonte, il responsabile del centro trapianti renali del S. Bortolo, dicendo di voler donare un rene al marito malato, pesava ben 114 chili. Da anni i nefrologi dell'ospedale di Ascoli Piceno, dove il colonnello era in cura, mandano a Vicenza i loro pazienti; ma questa volta il caso era più complicato.
Il braccio destro del primario Claudio Ronco la lasciò parlare, ma poi lanciò una sentenza che la trafisse come una lama: «Lei pesa troppo. L'obesità è una controindicazione assoluta. I rischi per l'operazione sono elevati. Mi dispiace, ma non se ne fa nulla».
Solo che Chiaramonte non sa che tipo di cuore batte dentro il petto di Laura, perché il "gran rifiuto" invece di abbatterla la motiva di più. Troppo grande l'amore per il marito. Si reca da un chirurgo che impianta nello stomaco il bendaggio gastrico; ma lo specialista la mette dura: «La strada per dimagrire è un'altra».
E, allora, Laura, la solita volontà impastata di ferro e di sentimento, si dà da fare: dieta ferrea, palestra, nuoto, il tapis roulant la sera davanti alla tv. Con rigore assoluto. Insomma, in un anno e mezzo perde 34 chili. E quando l'ago della bilancia si ferma a 83, a ottobre torna da Chiaramonte, il quale strabuzza gli occhi ma prende atto del miracolo, e dà il via al programma per il trapianto. Laura è sanissima.
Arriva il sospirato giorno. Lei è la prima a entrare in sala operatoria. Il primario di chirurgia Franco Favretti e l'aiuto Gianni Segato prelevano il rene. Subito dopo entra il marito. Altri due chirurghi, Domenico Zuccarotto e Oscar Banzato, trapiantano l'organo. Tutto finisce bene.
Ora il colonnello è felice. Dovrà stare ancora una settimana al S. Bortolo, poi potrà far ritorno a casa, assieme a Laura; che, intanto, grazie alla solidarietà del comandante Morelli e delle Fiamme Gialle vicentine, ha trovato un appartamento in città, dove ora l'hanno raggiunta la madre e il figlioletto Michele di 8 anni. Sì, davvero una bella storia. La vita questa volta non è andata troppo veloce, ma si è fatta guardare.
Franco Pepe
