«A Las Vegas il business
è colpito da Wall Street»

ORO & GIOIELLI. Alla manifestazione Jck le aziende italiane presenti hanno dovuto affrontare la crisi del mercato Usa. Il crollo dei consumi frena la ripresa


Bicego: «Questa edizione è andata meglio del previsto» E Fiera di Vicenza ottiene lo spostamento di Glamroom

DOMENICO GIRARDI
  • 04/06/2009
 
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Bridget Hall, la modella testimonial di Marco Bicego. Per l’orafo vicentino Jck è andata meglio del previsto

Las Vegas. A Las Vegas ci si sposa per finta ma si fanno affari per davvero. Specie quando si parla di oro e gioielli, specie quando si gira tra gli stand di Jck, la rassegna più importante a livello mondiale quanto a oro e gioielleria. L'edizione 2009 si è appena conclusa ed è inutile dire che il timore di un flop clamoroso, anche tra i tanti operatori vicentini che avevano deciso di partecipare, era molto forte.
«È andata peggio dell'anno scorso - ammette Marco Bicego - ma meglio di quanto ci aspettassimo».
Una frase, questa, che la dice lunga sullo stato di salute del mercato del lusso, e dei gioielli in particolare. Cali contenuti di ordini, di fatturato, di utile sono sinonimi di tenuta. «Noi possiamo dirci soddisfatti - prosegue il titolare dell'azienda orafa di Trissino - perché qualche movimento a Las Vegas si è visto. Tenuto conto che negli Stati Uniti la crisi c'è davvero ed è molto più forte che da noi, il bilancio della nostra spedizione è da ritenersi senz'altro positivo. Anche se è cambiata la tipologia di prodotti e di ordini. Per capirci, io sono convinto che alla fine del 2009 noi avremo venduto un maggior numero di pezzi che però valgono meno. In passato eravamo abituati a vendere prodotti pregiati, molto costosi, e bastavano pochi ordini per spingere in su i numeri. Oggi succede il contrario, specie negli Stati Uniti: c'è meno consumo e si preferisce comprare prodotti dal prezzo più contenuto».
Bicego aggiunge una curiosità che aiuta a misurare la febbre dell'economia a stelle e strisce. «Molti dei miei clienti sono rimasti vittime del crac Madoff, il magnate di Wall Street che assicurava rendimenti strepitosi e che in realtà era un truffatore incallito. A questo aggiungiamo la perdita di valore dei risparmi investiti in Borsa regolarmente e si capisce perché la gente compra meno gioielli. E non solo gioielli».
Archivia con moderata soddisfazione la partecipazione al Jck di Las Vegas anche Domenico Girardi, direttore generale di Fiera Vicenza. Il padiglione italiano, composto da circa 180 aziende, è stato molto visitato e ha riscosso molti consensi. «Bisogna essere molto prudenti - frena Girardi - anche perché tutti sono arrivati a Las Vegas con aspettative non entusiastiche. Però se ne vanno tutti con degli ordini e con la consapevolezza che, nonostante la crisi, c'è stato un discreto movimento».
E non va dimenticato che questa edizione di Jck segnava l'esordio dell'iniziativa, spinta da Assicor, legata a una sorta di marchio a denominazione di origini controllata, quel "Gioiello italiano" capace di far fare fronte comune alle fiere di Vicenza, Valenza e Arezzo per un percorso destinato a dare al made in Italy una forza ulteriore.
A Jck le aziende italiane hanno avuto uno splendido stand a disposizione, Glamroom, che ha attirato molti buyer. «Grazie al lavoro fatto da Fiera di Vicenza - aggiunge Girardi - possiamo oggi annunciare l'accordo raggiunto con gli organizzatori di Las Vegas per la prossima edizione di Jck: al padiglione italiano sarà riservato una location ancora più prestigiosa, praticamente al centro della rassegna. E questa era una richiesta che facevano da tempo gli operatori e che finalmente è stata accolta».
La Fiera ce la sta mettendo tutta e spinge per creare occasioni di business per le aziende vicentine del settore. Solo che, dopo anni di vacche magre, il settore è stato investito da una buriana globale che rischia di spazzare via altre realtà produttiva che si pensava potessero resistere. Cosa deve fare, o cosa può fare una fiera per essere d'aiuto agli operatori? «Per cominciare - risponde Bicego riferendosi alla Fiera di Vicenza - bisognerebbe garantire a una management una certa stabilità. Negli ultimi anni, invece, abbiamo assistito a continui cambi, per vari motivi, che finiscono col complicare la vita a tutti coloro che hanno a che fare con la Fiera».
Bicego è uno dei pochi operatori che hanno avuto la forza e l'abilità di crearsi un marchio, di puntare, come si dice ad ogni convegno, sul brand. E quindi può anche infischiarsene della fiera. «In realtà la crisi c'è per tutti e anche per quelli che hanno il marchio - risponde -. Però è finito il tempo in cui bastava una fiera per avere i clienti. I clienti bisogna contattarli prima. Poi, se ne arrivano di nuovi, tanto di guadagnato».

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