Tollera le corna per dodici anni
I giudici: deve mantenere la moglie
CASSAZIONE. Non aveva protestato: non può chiedere di addebitare la colpa della separazione all'ex compagna. I giudici non hanno creduto che l'uomo fosse ignaro della situazione ed hanno disposto per la donna la corresponsione di 1.300 euro al mese
Vicenza. Il canovaccio sembra tratto da uno di quei film birichini e sexy degli anni Settanta. Lui, lei e l'altro, in ordine di apparizione. C'è il marito che per 12 anni (su 24 di matrimonio) ha tollerato le corna, si dice ancora così?, per quieto vivere accompagnando la moglie nel bel mondo sportivo e degli affari perché ci guadagnava anche lui avendo «ampliato le opportunità professionali».
Poi c'è la bella mogliettina dall'occhio vispo, alla quale il marito ha consentito «un tenore di vita alto con svaghi propri di persone facoltose», permettendole un amante benestante quasi a tempo pieno, anche se lei, come scrivono i Supremi giudici, non ha comunque mai fatto mancare alla famiglia «attenzione e dedizione affettiva e organizzativa», essendosi divisa in maniera equanime. Infine, c'è l'altro, un ricco professionista che dopo dodici anni di "fidanzamento" carsico si è messo assieme ufficialmente alla signora, la quale per la Cassazione ha comunque diritto all'assegno di mantenimento di 1300 euro mensili - e non di 2500 euro come avevano stabilito i giudici di Vicenza, ridotto poco oltre la metà dai colleghi d'Appello di Venezia - che dovrà versarle fino all'ultimo giorno il marito divorziato tollerante, il quale in virtù di un "silenzio-assenso" dal sapore burocratico si è bruciato la possibilità di addebitarle la colpa del naufragio della loro unione.
Se hai portato le corna a lungo consapevolmente senza protestare, dicono gli ermellini, devi rassegnarti a pagarle un buon assegno adeguato al livello sociale da sposata. Questa storia di costume e giudiziaria ha per protagonista una coppia vicentina. Lui, A.Z., lei, L.S.. Il marito dopo avere sopportato il tradimento, anche se lui sosteneva che non era vero perché quando seppe che lei aveva un altro aveva avviato le pratiche del divorzio, aveva scelto la strada di una separazione giudiziale con addebito.
Già in primo grado il tribunale di Vicenza analizzando il doppio stile di vita della coppia - le testimonianze portate dalla moglie che provavano come il marito sapesse del tradimento sono state decisive - aveva concluso che all'ex compagna casalinga non poteva essere addebitata la fine della comunione perché l'uomo tollerando per oltre due lustri il doppio binario affettivo della donna aveva condiviso uno stile di "coppia aperta" per il quale non aveva patito evidenti «disagi». Nei giorni scorsi la Cassazione con la sentenza numero 12419, che accoglie il ragionamento dell'Appello, ha stabilito il principio secondo cui il partner che tollera la relazione extraconiugale dell'altro non può chiedere ai giudici che gli venga addebitata la colpa della fine del matrimonio non avendo «adottato iniziative coerenti» dopo avere scoperto, come in questo caso, che la moglie aveva un altro con il quale condivideva un percorso sentimentale.
Ivano Tolettini
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