Scoperto un palazzo di sei piani abusivo

EDILIZIA PRIVATA. Il Comune ha acquisito al patrimonio pubblico l'immobile di oltre mille metri quadrati che si trova in viale Trieste e non rispetta i confini di distanza. L'ordinanza di demolizione non è stata eseguita  I privati hanno presentato un ricorso al Presidente della Repubblica: «Chiederemo un risarcimento»
12/09/2012
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Il condominio abusivo che sorge in viale Trieste. COLORFOTO

Vicenza. Un grande edificio al grezzo di sei piani. Cantine, garage, attico e un migliaio di metri quadrati calpestabili. Un abuso edilizio a pochi passi dal centro, in viale Trieste 94. La struttura doveva essere demolita dai proprietari entro il 20 agosto. E poiché da quel giorno nessuna ruspa si è vista all'interno del cantiere, il Comune passa alla maniere forti, acquisendo l'immobile. LA STORIA. La vicenda prosegue da anni. Da quando cioè i proprietari, l'impresa The Goal di Vicenza, ha presentato nel 2008 la richiesta di realizzare l'edificio ad uso residenziale e commerciale, con un altro stabile a pochi metri di distanza; il tutto all'interno dell'area che sorge in viale Trieste 94, vicino al cimitero. Nel 2010 sono cominciati i lavori con la presentazione da parte dei privati di alcune varianti, compreso un ampliamento che si avvaleva del piano casa. Nel 2011 l'edilizia privata ha avviato i controlli, su segnalazione di vicini, e con un sopralluogo datato 24 marzo «è stato evidenziato - commenta l'assessore Pierangelo Cangini, che ieri si è recato in sopralluogo all'area - che le distanze non erano state rispettate e che la posizione del condominio era stata ruotata rispetto a quanto presentato». In sostanza, secondo quanto spiegato da palazzo Trissino, quella struttura che al momento si trova a 5 metri di distanza da un muro che la separa da un'altra abitazione «considerato un muro di fabbrica - spiega Cangini», doveva essere realizzata «a una distanza maggiore. Circa 10 metri. Se non di più, come prevedono le norme. Inoltre, il fatto di aver ruotato la struttura ha modificato tutte le altre distanze dagli altri condomini».  L'ABUSO. È stato così rilevato l'abuso edilizio e il 22 maggio del 2012 l'architetto Michela Piron, direttore del settore edilizia privata, ha firmato l'ordinanza con la quale obbliga «la ditta The Goal alla demolizione del corpo in fabbrica realizzato, entro 90 giorni» e avverte «che qualora non si ottemperi a quanto disposto entro il termine fissato si darà corso alla procedura prevista». E cioè «l'acquisizione al patrimonio comunale di quanto abusivamente realizzato e dell'area di sedime, nonché di quella necessaria all'esecuzione della demolizione».  PROCEDURA. Ecco quindi la procedura avviata da palazzo Trissino. «Fino ad oggi - precisa l'architetto Piron - non è arrivata alcuna istanza di sanatoria, dopo la notifica del provvedimento. Ne erano arrivate alcune prima, ma nessuna è andata a buon fine». Da qui il passaggio definitivo. Quel palazzo in fase di costruzione, alto 7 piani, con 11 alloggi all'interno per una superficie calpestabile di un migliaio di metri quadrati, che spunta tra altri edifici in viale Trieste, diventa ora del Comune che dovrà decidere cosa fare. LA REPLICA. In serata arriva la replica. «Avverso il provvedimento di demolizione del 22 maggio - afferma Rolando Caregnato, amministratore unico di The Goal - è stato proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica con istanza di sospensione dell'esecuzione dell'ordinanza, notificato al Comune di Vicenza il 6 agosto. Ci riserviamo altresì di agire per il risarcimento dei danni» .

Nicola Negrin




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