L'assassino è un minorenne
ha ucciso per questioni di droga

DELITTO ALLA FESTA DEI OTO. Sabato sera alle 23 a Campo Marzo un immigrato di 33 anni è morto dissanguato, l'avrebbe ucciso un minorenne forse per questioni di droga.
10/09/2012
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La polizia a Campo Marzo poco dopo il delitto. In alto, la disperazione del fratello della vittima. COLORFOTO

AGGIORNAMENTO. Il presunto assassino del tunisino ucciso l’altra notte a Vicenza è un suo connazionale di 17 anni, senza precedenti penali. Il coltello usato per uccidere, con un solo fendente al fianco della vittima, è stato ritrovato nella zona del delitto.
Il 17enne, secondo quanto reso noto dalla polizia, faceva parte di una gang composta da altri tre tunisini e un marocchino, tutti irregolari in Italia, dedita allo spaccio di stupefacenti e che per questo sarebbe entrata in competizione con un gruppo che aveva nella vittima uno dei suoi referenti. Il delitto sarebbe maturato quando il presunto omicida si è presentato alla vittima per spartirsi la zona. Poche parole, nessuna lite o rissa, ma dopo pochi istanti è partita la coltellata fatale. La polizia da subito è riuscita a individuare le persone coinvolte nella vicenda, individuando gli appartenenti alla gang in case abbandonate e il 17enne in quella di un amico.

Del gruppo, due tunisini e il marocchino sono già stati portati ai Cie di Milano e Roma per l’espulsione. Mentre l’altro tunisino, padre di un bambino italiano, è potuto rimanere a Vicenza. Sulla vicenda le indagini proseguono per risalire alle eventuali responsabilità dei vari soggetti. Il fascicolo è stato trasferito dalla Procura berica a quella dei Minori di Venezia , titolare è diventata la Pm Giulia Dal Pos, ma si sta valutando, con esami medici, l’effettiva età del presunto assassino.

VICENZA. ORE12.25. L'ASSASSINO E' UN MINORENNE. Avrebbe ucciso per questioni di droga. E' un minorenne il sospettato dell'assassinio del giovane tunisino

ORE 11.20. Una persona è stata fermata dalla polizia di Vicenza per l’omicidio, a coltellate, di un tunisino nel capoluogo berico. Le indagini, scattate subito dopo il delitto, avevano portato ad indagare nel mondo degli immigrati che si radunano davanti alla stazione ferroviaria di Vicenza. Nella notte sono state sentite alcune decine di persone. La polizia ha quindi individuato - sulla scorta degli elementi raccolti - il presunto autore trattenendolo in Questura.

ORE 7.30. Proprio come nei film d'azione americani. Li hanno ascoltati e riascoltati, hanno continuato a ripetere le stesse domande, hanno confrontato le loro versioni e li hanno messi l'uno contro l'altro. Ore sotto torchio per arrivare finalmente alla verità. E l'omicida di Rafik Gherissi, 33 anni, potrebbe avere le ore contate. Sono dieci gli stranieri (quasi tutti di origine tunisina, ma tra loro c'è anche qualche marocchino) che, a poche ore del delitto, sono stati portati in questura. Per cinque, in particolare, la situazione sembra essere molto critica. Potrebbero essere loro ad aver organizzato la spedizione punitiva sfociata poi nell'omicidio.  IL DELITTO. Erano le 22.53 quando è scattato l'allarme. I volontari della Croce rossa, presenti a Campo Marzo dove si stava celebrando la Festa dei Oto, hanno visto arrivare un uomo di corsa che, disperato, si sbracciava, chiedeva aiuto e continuava a ripetere la parola «ammazzato». Era Soltani Kader di 23 anni, fratello della vittima. Proprio lui, qualche minuto dopo, ha detto ai poliziotti di averlo visto morire davanti ai suoi occhi, senza poter far nulla per salvarlo. «Io e Rafik eravamo insieme su una panchina - ha detto - quando un gruppetto di ragazzi è sbucato e, da lontano, gli ha fatto segno con la mano di avvicinarsi. Lui si è alzato ed è andato verso di loro. Ho sentito le urla e poi, prima che potessi fare qualcosa l'ho visto accasciarsi a terra». «Lo stavano cercando - ha aggiunto -. Si sono divisi: un po' da una parte e un po' dall'altra per accerchiarlo e non farlo scappare». IL PRECEDENTE. A Campo Marzo, l'altra notte, sono subito arrivati gli agenti delle volanti e della squadra mobile che hanno dato il via alle indagini. L'omicidio sarebbe stato un vero e proprio regolamento di conti e non si esclude che possa essere collegato a un episodio successo ore prima a San Lazzaro.  Alle 6 un ragazzo di 17 anni, di origine marocchina, era stato trovato a terra con una ferita al volto. Il giovane, probabilmente colpito con un coltello o una bottiglia, era stato portato in ospedale, medicato e, dopo qualche ora, era stato ascoltato dalla polizia. Aveva detto di non ricordarsi nulla dell'accaduto perché troppo ubriaco e aveva dato nome ed età falsi. Solo dopo gli accertamenti si era scoperto che non aveva 27 anni, come lui sosteneva, ma solo 17.  Il minorenne è tra le dieci persone che ieri, per tutto il giorno, sono state ascoltate dalla squadra mobile, coordinata dal vicequestore Michele Marchese. I poliziotti lo hanno trovato poche ore dopo l'omicidio mentre dormiva in una garage del residence Campiello a San Lazzaro. Sono certi possa avere avuto un ruolo decisivo nell'omicidio. Forse, all'origine di tutto, c'è il traffico di droga. Spacciatori che si trovano a vendere dosi in una piazza sempre più ristretta (dopo la pressione delle forze dell'ordine nelle zone più calde della microcriminalità) e che, ovviamente, non sono disposti a dividere la “torta”.  La vittima, che era da poco in Italia, potrebbe  aver pestato i piedi a qualche altro pusher. Forse sabato mattina c'era già stato il primo scontro, sfociato con l'aggressione al minorenne. Proprio lui, una volta dimesso dall'ospedale, potrebbe aver chiamato a raccolta gli amici per vendicarsi. IL FERITO. Non è tutto: poco dopo l'intervento della polizia a Campo Marzo, sabato notte, al pronto soccorso del San Bortolo si è presentato un tunisino con una ferita alla gamba. Anche lui al momento dell'omicidio era al parco. Che ruolo abbia avuto, però, è ancora da chiarire. L'uomo (che è tra i dieci portati in questura) dopo la morte di Rafik Gherissi è scappato e ha cercato di rifugiarsi da un amico che vive in contrà Pigafetta. È stato lui che lo ha convinto ad andare all'ospedale perché la ferita era profonda: a quel punto, però, è stato identificato.  

Claudia Milani Vicenzi

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