La ribellione dei sindaci veneti
«Basta con il Patto di stabilità»
MAXI VERTICE A VICENZA. Variati, Tosi e Zanonato in trincea per difendersi dagli effetti del decreto. I capoluoghi del Veneto uniti annunciano la rivolta contro la spending review: «Pronti a sforare i limiti alla spesa decisi dal Governo se non ci sarà equità»
L'attacco è diretto. «Stiamo raschiando il fondo del barile. L'Imu è una rapina incostituzionale». E ancora: «Siamo pronti a una rivolta di massa». L'obiettivo è altrettanto chiaro: il Governo «che a furia di tagli tutt'altro che equi ormai ha ridotto le amministrazioni alla canna del gas». Il messaggio arriva da Vicenza e porta la firma dei sindaci dei capoluoghi del Veneto, che si sono riuniti a palazzo Trissino su invito di Achille Variati. I “sette ribelli”, come sono già stati soprannominati, questa volta non si limitano alle parole, ma indossano l'elmetto: «Siamo pronti alla rivolta; se non cambiano le cose usciremo tutti insieme dal patto di stabilità». “SPENDING” DA RIVEDERE. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la spending review del Governo Monti che come un fulmine ha squarciato il cielo già poco sereno dei Comuni del Veneto e d'Italia. All'incontro erano presenti i sindaci Flavio Tosi di Verona, Flavio Zanonato di Padova, Gian Paolo Gobbo di Treviso, Bruno Piva di Rovigo, e il vicesindaco di Venezia Sandro Simionato con la consigliera comunale di Belluno Lucia Olivotto, presidente della commissione bilancio. Tutti si sono detti d'accordo: «Siamo pronti a stringere i denti, ma i tagli dello Stato non possono essere lineari. Basta, non possiamo accettarlo». Ed è questa la parola d'ordine dei sindaci che sottolineano «di aver bilanci quadrati, ma di essere penalizzati» e chiedono «che siano puniti i Comuni non virtuosi». SACRIFICI SÌ, INIQUITÀ NO. I sindaci hanno le idee chiare. «Comprendiamo il momento di difficoltà del paese - sottolinea Flavio Zanonato - e siamo pronti a contribuire a tagliare gli sprechi, purché sia davvero questo l'obiettivo della spending review e non si continui a penalizzare allo stesso modo chi ha fatto bene e chi no». Accetta dopo accetta le casse dei Comuni sono diventate sempre più piccole. «Siamo riusciti a far quadrare i bilanci malgrado i 2 miliardi e mezzo di euro di tagli di Tremonti - spiega Variati - e il miliardo e 450 mila euro imposto dal governo Monti. Ma non possiamo accettare un altro mezzo miliardo di tagli lineari imposti non solo ad esercizio inoltrato, ma senza un minimo di equità». CERCASI CAMBIAMENTO. Le richieste sono precise. Secondo i sindaci in particolare, il taglio da 500 milioni di euro non può essere calcolato solo sul flusso di cassa del 2011, ma perlomeno sulla media degli ultimi 3 anni. Devono inoltre essere esclusi dal calcolo i fondi che provengono da terzi, come le fondazioni. Infine è indispensabile verificare l'omogeneità delle entrate comunali. «In Veneto - spiega Achille Variati, portavoce del gruppo - la Regione versa ai Comuni i fondi del trasporto pubblico locale e questi ultimi li danno alle aziende di trasporto attraverso una partita di giro che nulla fa restare nelle casse comunali; altre Regioni erogano questi soldi direttamente alle aziende, ma ciò non vuol dire che noi abbiamo ricevuto più dei Comuni di quei territori». LA RIVOLTA. Avanti così, dicono non si può andare «perché noi - attacca il sindaco di Vicenza - non introdurremo nuove tasse locali, né taglieremo i servizi essenziali per fare fronte a questi tagli». Arriva quindi l'aut aut: «O il Governo ascolta il nostro appello, altrimenti sforeremo tutti insieme il patto di stabilità. Ma non usciremo da soli, perché sarebbe il massacro. Proporremo una rivolta di massa, in modo che ci siano altri Comuni che fino ad oggi hanno operato virtuosamente e che non ce la fanno proprio più». Variati & C. assicurano che non è una minaccia, ma il primo passo di una rivolta. Una battaglia «che parte dall'articolo 119 della Costituzione, il quale - sottolinea il sindaco di Vicenza - dice che gli enti locali hanno piena autonomia finanziaria. Non si potrebbe toccare le entrate». IMU & COSTITUZIONE. La premessa dà il la alla bordata. «Se l'Imu è una tassa municipale allora quella dello Stato è una rapina incostituzionale». Ma considerato che l'amministrazione locale ha le mani legate «allora ci rivolgeremo al governatore Zaia, affinché si rivolga alla Corte costituzionale per far valere i nostri diritti, proponendo un ricorso». Il presidente del Veneto si è già detto d'accordo. E intanto sull'imposta municipale unica i sindaci del Veneto invocano una perequazione: «Se lo Stato sostiene di aver riscosso il previsto - commenta Variati - deve rimodulare le stime laddove il gettito non è stato confermato, come a Vicenza, dove è stato sovrastimato di 1 milione e 400 mila euro e a Venezia, dove il gap è di 8 milioni di euro. Ci vuole una perequazione tra chi ha perso e chi ha guadagnato».
Nicola Negrin
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1 renatab46 05/08/2012 03:55 23 commenti
Parole e ancora parole! Voglio proprio vedere se questi sindaci riusciranno a ribellarsi. Ma ancora una volta sono PAROLE! Sveglia. Per prima cosa chiedete ai vostri amici parlamentari di calarsi lo stipendio e poi agite. se non lo fate siete come loro.