Dna, il San Bortolo a caccia dei papà

IL CASO. Tradimenti e violenza sessuale tra i motivi delle indagini mediche. E il reparto di genetica a Vicenza invita Balotelli: «Venga da noi». Arrivano venti richieste all'anno per togliere dubbi sulla paternità. E un sospetto su tre è fondato. Il test garantito costa 1.500 euro
06/07/2012
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Balotelli ha chiesto di fare il test dna dopo che l'ex fidanzata, Raffaella Fico, ha annunciato la maternità

Vicenza. «Balotelli ? Venga qui da noi a fare il test. Gli diamo tutte le garanzie». Alberta Alghisi, primario del reparto di immunoematologia, trasfusione e genetica umana del San Bortolo, scherza, ma non troppo., dopo che l'asso azzurro ha spiegato di voler verificare la paternità annunciata dalla fidanzata Raffaella Fico. Non ricadendo dentro i confini stabiliti dal Servizio sanitario nazionale per la tutela della salute il test è a pagamento. La tariffa non è leggera. Si pagano 1500 euro. Non solo si ricorre a macchinari di alta tecnologia, a materiali sofisticati e a sequenziatori che riducono al minimo la possibilità di errori, ma si adotta una procedura di massima affidabilità.  «Su Internet - spiega la dottoressa Alghisi - molti siti offrono questo test, compresi i laboratori tricologici. Si possono pagare anche 200-300 euro, ma non è la stessa cosa. Basta mandare in un kit un campione di mucosa del presunto figlio, del presunto padre, della madre, e si riceve la risposta via web. A parte ogni considerazione noi usiamo 15 marcatori, mentre magari chi propone prezzi più bassi, ne utilizza 6-7. E poi il risultato non ha alcun valore legale, non può essere esibito in tribunale».  BIOLOGI. A Vicenza il test viene effettuato dai biologi nel laboratorio di genetica umana, ma poi è sempre il primario al femminile del centro immunotrasfusionale Alberta Alghisi, uno dei due del San Bortolo (l'altro è Cristina Baiocchi di radioterapia) a elaborare i dati e a compilare la relazione finale che ha valore legale. L'analisi si esegue prelevando con un tampone di cotone un campione di cellule del figlio, del padre sub-judice, e della madre, dalla mucosa interna della bocca. E' un esame piuttosto delicato, che prevede il consenso informato delle parti in causa, a meno che non venga imposto dal giudice come eventuale prova a sfavore del genitore fedifrago. «Il dna - spiega ancora la dottoressa Alghisi - è il codice genetico di ogni persona. Un figlio presenta, per ogni gene, due alleli, cioè due varianti, che derivano in parti uguali, il 50 per cento per ciascuno, da tutti e due i genitori. Dato per scontato che sulla madre non ci siano dubbi, il test punta ad accertare la corrispondenza fra il corredo genetico del presunto figlio e del presunto padre. Quest'ultimo, per essere considerato padre biologico, dovrà possedere metà del profilo genetico presente nel figlio.  MARCATORI. Per avere un risultato garantito occorre scegliere una serie di marcatori mirati incrociando poi i dati con il tasso di mutazione più basso possibile e gli elementi di variabilità della popolazione. Più alto è il numero di marcatori compatibili, più alta sarà la probabilità che il padre sia quello biologico. L'esclusione della paternità, cioè il disconoscimento, se il patrimonio genetico è dissimile, è automatica. Per l'attribuzione si ha una probabilità del 99,99 per cento. Siamo in pratica alla certezza del riconoscimento».

Franco Pepe

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