La Lega berica raddoppia al Federale

POLITICA. Al congresso padano che incorona Maroni leader protagonisti anche i due vicentini che rappresentano correnti diverse del partito. Finozzi è il più votato tra i veneti ed entra nel direttivo affiancando Dal Lago. Che stupisce con una proposta: «Sì alle case chiuse»
02/07/2012
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Il congresso della Lega Nord al forum di Assago a Milano ha incoronato il nuovo “capo” Roberto Maroni

Vicenza. Come da pronostico, ce l'hanno fatta entrambi. Marino Finozzi e Manuela Dal Lago balzano nel nuovo consiglio federale della Lega Nord, strappando due dei quattro posti riservati ai veneti. Per l'ormai ex triumvira è una conferma nel direttivo che l'ha vista membro uscente; per l'assessore regionale al Turismo è invece un ingresso in pompa magna. Sarà un bel testa a testa, perché i due rappresentano anime opposte del partito padano. Il maronian-tosiano Finozzi ci arriva forte del voto di 32 delegati sui 130 veneti al congresso federale, che ieri ha incoronato Roberto Maroni nuovo leader, chiudendo l'epoca di Umberto Bossi durata circa 30 anni. Finozzi è il primo degli eletti della regione, davanti a Massimo Bitonci (30 preferenze), all'altro tosiano Daniele Stival (29) e a Manuela Dal Lago (22), che ha dichiarato fino all'ultimo fedeltà a Umberto Bossi, pur vantando un'amicizia di lunga data con Maroni. Rimane invecefuori dal direttivo il quinto candidato, il trevigiano Gianantonio Da Re, che ha raccolto 13 preferenze, pagando dazio per le spaccature della Lega della Marca. VICENZA PESANTE. Il risultato di Finozzi e Dal Lago può essere letto dal punto di vista “territoriale”, e in tal senso la Lega vicentina non può che esultare. Due membri al Federale sono un exploit, cui si somma il fatto che Stefano Stefani è membro di diritto, nelle vesti di tesoriere padano, incarico assunto dopo le dimissioni di Belsito invischiato nell'inchiesta giudiziaria sull'uso dei soldi del partito. LEGA PIÙ “LEGGERA”. Ora la Lega berica pesa di più in unpartito che, però, pesa meno di qualche tempo fa. Alla parabola governativa senza grandi successi, con riforme incomplete o solo annunciate in allelanza con Berlusconi, si è aggiunta la tempesta politico-giudiziaria che ha portato prima alle dimissioni di Bossi e poi al crollo del Cerchio magico. Il congresso di ieri voleva gettare le fondamenta della ricostruzione. «MENO SLOGAN». Ieri «a Milano è finita un'epoca e ora ne comincia una nuova», dichiara Finozzi, riprendendo le parole di Maroni. «Finisce l'epoca degli slogan, la gente ora vuole risultati concreti». Ma anche al congresso le frasi ad effetto, comprese quelle sulle magliette-gadget con su scritto: «Padania is not Italy». D'altra parte lo stesso Maroni ha indicato la strada dell'Indipendenza della Padania, paventando la possibilità che la Lega rinunci alle poltrone romane. «Valuteremo, da qui alle elezioni, cosa converrà fare», dice Finozzi. C'è chi sostiene che questa sia una exit strategy per non sfigurare alle urne, ma Finozzi respinge la tesi: «È un modo per riavvicinarci alla gente: è probabile che adotteremo una strategia di simile a quella dell'Svp». NUOVI EQUILIBRI. Quanto ad un possibile riequilibrio interno alla Lega berica, Finozzi taglia corto: «La questione non va posta in questi termini: non è un mistero che io sia un sostenitore convinto di Falvio Tosi, ma ho anche buoni rapporti con altri, con Bitonci ad esempio». È un fatto, tuttavia, che Finozzi e Dal Lago rappresentino di anime diverse del partito. L'ex presidente della Provincia incarna la continuità (anche Finozzi, comunque, è leghista della prima ora, prima tessera nel 1985). Nel primo dei due giorni congressuali, Dal Lago si è distinta per aver presentato una mozione per abolire la legge Merlin e riaprire le «case chiuse», in modo da «garantire controlli sanitari alle ragazze, strapparle alla delinquenza e sottoporre al Fisco le prestazioni».

Marco Scorzato

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