Il vescovo Beniamino Pizziol:
«È il momento della carità»

L´INTERVISTA. Ieri il primo anniversario della nomina del vescovo di Vicenza appena rientrato dal convegno ecclesiale di Aquileia. Mons. Pizziol: «Viviamo un vangelo incarnato nella vita. Bisogna recuperare tutti uno spirito di servizio, con uno stile sobrio ed essenziale»
17/04/2012
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Sull'escalation dei suicidi aveva appena avuto modo di esprimersi: «Quando ci si trova in quest

Vicenza. Sull'escalation dei suicidi aveva appena avuto modo di esprimersi: «Quando ci si trova in queste situazioni non bisogna trattenere tutto per sè, bisogna riuscire ad aprirsi e soprattutto saper scindere gli aspetti della propria vita. L'aver centrato in questi anni la vita solo sul lavoro e sul successo purtroppo portano anche a questi drammi». Mons. Beniamino Pizziol - giusto ieri ricorreva il primo anniversario della sua nomina a vescovo della Diocesi di Vicenza - è di ritorno da Aquileia e Grado dove si è svolta la grande assise tra i 15 vescovi del Nord-Est imperniata sulle nuove sfide ecclesiali e su come annunciare il vangelo all'uomo contemporaneo. Convegno caduto in concomitanza con la gravissima crisi del Paese che ha ripercussioni anche in un territorio da sempre florido come quello vicentino. Mons. Pizziol, partiamo dalla crisi. Una donna a Vicenza ha confessato di vivere con 400 euro al mese, che effetto le fa? Che ruolo può assumere in concreto la chiesa? Il convegno ecclesiale che abbiamo appena concluso a Grado e Aquileia ha ribadito che siamo dentro ad una realtà, viviamo la religione del Dio incarnato nella vita, cioè una fede vissuta nel territorio, siamo interpellati dalla crisi e stiamo assistendo oggi più che mai ad una crisi della famiglia messa a dura prova dalla stretta economica. La Chiesa a mio parere ha un duplice ruolo. Il primo è quello di promuovere la solidarietà. Torno a ribadire, come ho già avuto modo di fare, l'importanza e la necessità dei sostegni di vicinanza: ogni famiglia che sta bene sia solidale con chi ha meno. La carità è la strada maestra della nuova evangelizzazione ed è fondamentale l'attenzione attraverso la Caritas alle persone povere, dal punto di vista della solidarietà e della giustizia. Ma questo non basta. Quale altro compito ha la Chiesa rispetto alla crisi? Il secondo punto è che la Chiesa dovrebbe insistere su questo aspetto: i laici impegnati in politica promuovano le politiche famigliari che vanno dal contributo per i figli che frequentano le scuole cattoliche, al sostegno per la promozione alla vita, cioè aiuti concreti per chi ha più figli, come pure la promozione della natalità. Non crede che la politica oggi come oggi aumenti il senso di sfiducia nei confronti di chi dovrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi? C'è questo rischio quando la politica non è più vissuta come servizio, fatto con competenza e generosità e quando invece si rischia di approfittare delle situazioni a fini personali o per altri. Si riferisce al cerchio magico e alla Lega Nord travolta dalla bufera giudiziaria? No, non mi riferisco in modo specifico ad alcun partito e dico piuttosto che queste situazioni possono accadere anche nella Chiesa quando non si persegue più il proprio compito con spirito di servizio. Tanto che in uno dei gruppi di lavoro del convegno di Aquileia e nelle commissioni si è parlato molto anche della necessità di una Chiesa essenziale, sobria, umile, che sappia ascoltare il vangelo e la vita della gente, con più attenzione alle persone che non alle strutture. Meglio i cattolici in politica o incoraggiare e sostenere gli uomini politici ad occuparsi del bene comune? Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco: non c'è l'idea di preparare un nuovo partito. Uno degli auspici, sui quali ora come vescovi ci troveremo a riflettere per fare eventuali scelte, è che le scuole di formazioni socio-politica vengano coordinate dalla conferenza episcopale del Triveneto proprio con l'obiettivo di preparare tutti coloro che decidano di entrare in politica, in modo da svolgere il servizio con competenza. Le indagini preparatorie al convegno di Grado hanno detto che la Chiesa ha perso smalto, è avvertita come lontana e severa, fuggono i giovani e le donne di una certa cultura. La preoccupa? Cosa fare? Certo, sono linee di tendenza, ma non di demarcazione, non facciamo di tutta l'erba un fascio, ci sono centinaia di giovani che frequentano le nostre parrocchie. Comunque sono tendenze che mi preoccupano. L'attenzione che oggi dobbiamo avere deve essere rivolta ai giovani e a tutta la ministerialità femminile dentro la chiesa. Cosa intende? Le donne vanno ascoltate, richiedono di avere una presenza non a livello numerico che già c'è, ma appunto di ministerialità. Le donne chiedono di essere non solo collaboratrici ma corresponsabili della pastorale, e questo è un grande salto perché dalla collaborazione come sacriste e catechiste che già ricoprono chiedono un ruolo di maggiore responsabilità. Il ruolo e la presenza che hanno avuto nel convegno ecclesiale triveneto è emblematico: una chiesa rappresentata da 450 da laici e da 150 tra preti, vescovi, diaconi consacrati. E vorrei dire che la presenza femminile era la maggiore. La fede di oggi appare uno dei problemi da affrontare: non tanto quella di chi non crede, ma la fede di chi crede. Quale via è emersa? È un tema importante ed emergente: da una parte credenti smarriti e confusi, dall'altra l'attenzione ai non credenti e credenti di altre religioni. Una delle proposte emerse è quella del cortile dei gentili, i gentili erano i pagani nel mondo antico. Un luogo franco dove incontrarsi e riflettere insieme perché c'è un patrimonio comune a tutti gli uomini e le donne che va al di là della religione di appartenenza, ma invita a riflettere sui fondamenti della vita: gli affetti, il lavoro, il tempo libero, il bene comune, il senso della vita.  Promuoverà il cortile dei gentili a Vicenza? È una delle proposte emerse dai tavoli di lavoro che mi è piaciuta, insieme alle scuole di formazione politica che peraltro in Diocesi esistono già. E ad un altro tema: una pastorale della bellezza, cioè organizzare una giornata in Triveneto in cui valorizzare le opere d'arte legate alla fede. Quali saranno ora le tappe? Entro un paio di mesi come vescovi ci reincontreremo e cominceremo un lavoro di discernimento sulle varie proposte per arrivare a sceglierne alcune. Nel primo convegno ecclesiale, svolto 22 anni fa, furono tre le scelte: la nascita dell'emittente regionale del Nordest Telechiara, la facoltà teologica del Triveneto e la missione in Thailandia. Oggi su tutto il tema della carità, strada maestra della nuova evangelizzazione.

Roberta Bassan

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19 makkome 17/04/2012 14:31 100 commenti

IPOCRISIA PURA

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