Pdl, la bufera si sposta in città
VERSO I CONGRESSI. Le correnti in lotta hanno opinioni opposte sul grado di autonomia del capoluogo. Oggi le liste. Galvanin candidato coordinatore: «Mani libere dal provinciale». Ma Sorrentino replica: «È contro lo statuto, la tutela è di Berlato»
Alla faccia dell'unità imposta da Roma: “pace armata” è ancora un eufemismo. Le tensioni nel Popolo della libertà vicentino sembrano solo essersi spostate: dal livello provinciale, con le correnti in rotta sul caso delle tessere fasulle su cui indaga la procura, a quello cittadino. Ieri sera non c'era ancora certezza sulle candidature al congresso del capoluogo e c'erano interpretazioni opposte, da parte delle correnti, sul grado di autonomia della segreteria cittadina rispetto a quella provinciale. «Abbiamo mani libere, rispondiamo al regionale», afferma Nereo Galvanin, candidato coordinatore in città. «Macché - replica Valerio Sorrentino, designato suo vicario -. La città è sotto la tutela del provinciale». Alla faccia dell'unità. Il compromesso raggiunto mercoledì davanti ai vertici nazionali del Pdl, ha tutt'altro che rasserenato gli animi. Se da un lato Sergio Berlato ha ottenuto ciò che voleva, cioè la candidatura a leader provinciale al congresso del 12 febbraio, dall'altro ha dovuto barattarla con la cessione del timone del Pdl cittadino ai rivali. Inevitabili i mal di pancia tra i berlatiani del capoluogo, così indispettiti che ieri sera non era ancora completa la lista di candidati al congresso e qualcuno minacciava di far saltare tutto. Con ordine. L'altra sera le correnti antiberlatiane si sono riunite per decidere le candidature. Il summit ha prodotto una sintesi in linea con le previsioni: Pierantonio Zanettin, attuale coordinatore provinciale, ha accettato di fare il vice di Berlato al provinciale; in città il candidato coordinatore sarà Galvanin; il vice dovrebbe essere il berlatiano Sorrentino. «Non è certo finita a tarallucci e vino - riconosce Zanettin riferendosi al compromesso romano - ma si sono trovati degli equilibri dopo evidenti fasi di tensione: ora cercheremo di superarle, anche resto tra coloro che non hanno mai attribuito significati salvifici ai congressi». Gli anti-berlatiani sono riusciti a piazzare il colpo in città: Galvanin, indicato come candidato alla guida del Pdl del capoluogo, si dice «pronto alla sfida». Ci tiene a ricordare che la convergenza sulla sua figura «è la sintesi di un lavoro di squadra» del suo gruppo su richiesta di Toniolo. Un gruppo che ritiene, ora, di avere mani libere per le scelte strategiche in città. Nel compromesso romano, è la loro versione dei fatti, Vicenza è assurta al rango di “grande città”, che nel linguaggio pidiellino significa una cosa: autonomia decisionale rispetto al coordinamento provinciale. «Dobbiamo rispondere al regionale e al nazionale», sintetizza Galvanin. Apriti cielo. Dal fronte berlatiano già non digeriscono il fatto di dover rinunciare al timone, figuriamoci se si dice che su questo si muove al di fuori della supervisione di Berlato. Sorrentino non ci sta: «Statuto e regolamento assoggettano la città al coordinamento provinciale: il resto sono solo forzature». Sta di fatto che ieri sera i berlatiani erano alle prese con una tesa riunione per definire le candidature nella lista bloccata verso il congresso cittadino: l'unitarietà decisa a Roma li costringe ad occupare appena 6 posti sui 15 totali (per il provinciale i pesi sono invertiti). Risultato: ieri sera i sartoriani erano acquietati e con la lista di nomi pronta; i berlatiani erano in subbuglio e cercavano di far quadrare il cerchio. Stanotte scadono i termini. Qualcuno resterà deluso, cioè fuori dalle liste.
Marco Scorzato
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